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L’urgenza del Piano B per il dopo Covid

01/08/2020

L’urgenza del Piano B per il dopo Covid

L’URGENZA DEL PIANO B PER IL DOPO COVID

  • “Secondo i dati Abi sulla variazione percentuale 2009-2019 degli sportelli bancari nei vari Paesi europei, emerge una riduzione di circa il 30% delle filiali”
  • “I dati del tavolo di lavoro Consob (2011) cercano di prevedere come sarà il mercato dei consulenti puri a distanza di 5 anni dalla partenza dell’Albo, quindi nel 2024”
  • “Nello scenario pessimistico sono previsti da mille ai duemila advisor, in quello prudente da duemila a cinquemila, mentre nello scenario ottimistico la stima immagina da cinque a diecimila soggetti”

Quanto è importante avere pronto un piano di riserva nell’organizzazione della propria quotidianità?
La pandemia sembra avere amplificato questo bisogno, su diversi fronti. Con Luca Mainò, fondatore e Managing partner di Consultique SCF, abbiamo cercato di capire quali sono le strade in campo professionale e finanziario.
Il lockdown dei primi mesi del 2020 ha spinto molte persone a rivedere il proprio stile di vita, le proprie priorità, i propri obiettivi di lungo termine. Non solo gli investitori ma anche gli addetti ai lavori – parlando del mondo del risparmio gestito. La professione del consulente finanziario è in continua evoluzione e questo potrebbe essere il momento giusto per chi voglia decidere di fare un cambiamento radicale.
Perché è lungimirante e necessario crearsi sempre una via d’uscita, valorizzando le proprie competenze e le relazioni instaurate in tanti anni di lavoro? Abbiamo totale fiducia in chi ci circonda? È intelligente lasciare il proprio futuro alle decisioni di altre persone? Luca Mainò, alla vigilia dell’inzio delle vacanze estive, si pone queste domande. “Siamo nel mese di agosto, per molti finalmente arriveranno le meritate vacanze. Spesso proprio nei momenti di stacco nascono idee o semplicemente si ha il tempo per riflettere con serenità su nuovi progetti, magari coinvolgendo anche la propria famiglia”. Quest’anno più che in passato si rende necessaria una riflessione a 360gradi. “L’esperienza impressionante che abbiamo vissuto in Lombardia, inspiegabile ed incredibile per chi non l’ha provata sulla propria pelle, ci ha insegnato come le nostre sicurezze possano improvvisamente essere messe in discussione; noi che di mestiere gestiamo i rischi dei clienti, spesso ci dimentichiamo di hedgiare i nostri”. In questi mesi, di pausa, “molti hanno riscoperto l’importanza di investire sulla propria crescita per perfezionare le competenze e sviluppare nuovi talenti, anche ripensando il proprio approccio al lavoro – prosegue Mainò -. Chi ha fatto questo è diventato più forte, ha accresciuto l’autostima e ha acquisito una forte motivazione per affrontare il futuro con maggiore cognizione nel proprio valore”.

Come sta cambiando il mondo bancario?
Il mondo bancario ha dovuto con rapidità e resilienza fronteggiare l’emergenza, da una parte per contrastare l’alta volatilità dei mercati, dall’altra per rendere fattibile il lavoro dei consulenti finanziari da remoto. Prosegue il fondatore di Consultique: “Secondo i dati Abi sulla variazione percentuale 2009-2019 degli sportelli bancari nei vari Paesi europei, emerge una riduzione di circa il 30% delle filiali. Alla luce della situazione attuale, in cui molti operatori sono ancora in smart working e i clienti si stanno abituando ad interagire con banche e intermediari finanziari in assenza di contatto fisico, visto che da questa digitalizzazione d’emergenza sarà difficile tornare indietro, quante di queste persone torneranno in ufficio e quante invece saranno costrette a cambiare lavoro?”

E allora cosa ci aspetta nel prossimo futuro? Come cambierà il lavoro nel sistema finanziario?
“Una delle possibili vie d’uscita è la creazione di uno studio professionale o di una società di consulenza finanziaria indipendente. I dati del tavolo di lavoro Consob (2011) cercano di prevedere come sarà il mercato dei consulenti puri a distanza di 5 anni dalla partenza dell’Albo, quindi nel 2024. Nello scenario pessimistico sono previsti da mille ai duemila advisor, in quello prudente da duemila a cinquemila, mentre nello scenario ottimistico la stima immagina da cinque a diecimila soggetti. Tre anni fa, in occasione di una rilevazione dell’Ocf sul mercato potenziale dei FeeOnly, hanno fatto outing circa 1.500 persone manifestando la propria volontà di accedere alle nuove sezioni del nuovo Albo, all’epoca in fase di creazione. Erano solo la punta dell’iceberg. Oggi queste persone si sono attivate e prossimamente le vedremo operative”. Dopo 18 mesi dal riconoscimento istituzionale dei consulenti autonomi, sono stati smarcati diverse criticità burocratici che riguardavano l’iscrizione, sono state semplificate le procedure di compliance e, grazie a sofisticati sistemi di reg-tech, automatizzati alcuni adempimenti. “Tutto questo consente l’accesso low cost all’attività”.
Sono state anche smascherate diverse fake news (ad es. il cliente non è pronto per pagare le parcelle, l’attività ha costi proibitivi, ecc.) messe in circolo ad arte per disincentivare l’accesso alla professione, sono disponibili informazioni reali su chi ha già intrapreso l’attività, c’è una casistica concreta sull’entità delle parcelle che vengono applicate, sulle tipologie di clienti che si avvicinano alla consulenza indipendente, sui servizi che vengono maggiormente richiesti dal mercato. Oggi è più facile rispetto solo a due anni fa, iniziare la professione e trovare nuovi clienti anche per il fatto che i media generalisti (vedi ad esempio Gabanelli con Dataroom del Corriere) si sono accorti dei consulenti indipendenti e ne parlano molto più che in passato, contribuendo a divulgarne i messaggi ed il valore del servizio che offrono. Come dico da sempre, è indispensabile ragionare con la propria testa aprendosi al dialogo, valutare nuove prospettive, essere disponibili a cambiare idea e a guardare a nuovi orizzonti. Bisogna accettare il confronto e ascoltare: solo così si potrà essere pronti a reinventarsi, facendo tesoro della propria esperienza e delle competenze possedute; solo così si potranno gestire i rischi/cogliere le opportunità del cambiamento che sta coinvolgendo in maniera significativa anche il nostro settore”.

Livia Caivano
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