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Mercati meno volatili. Titoli Usa i più redditizi

07/11/2018

Mercati meno volatili. Titoli Usa i più redditizi
Minore volatilità, più visibilità sul futuro, sostanziale tranquillità sull'Europa (e sull'Italia) ma soprattutto ancora tanti Stati Uniti nei portafogli dei gestori. È l'opinione di alcuni investitori (gestori) intervenuti alla tavola rotonda dell'8° congresso nazionale dei consulenti e delle società di consulenza finanziaria indipendenti, organizzato dalla società veronese Consultique alla Gran Guardia.

Alla luce delle variabili economiche e geopolitiche, la scelta della composizione dei portafogli degli investitori diviene fondamentale, sia sul fronte obbligazionario sia azionario. Per Antonio Sidoti del fondo WisdomTree, l'intonazione rimane positiva, specie sull'azionario Usa. «Vero è che Wall Street e il Nasdaq hanno corso moltissimo negli ultimi tre anni. Al netto della correzione in atto, l'azionario Usa ha ancora valore da esprimere. Ed è bene approfittare dello storno in atto. Lo studio dei margini lordi e netti delle aziende quotate, dice che ci sono ulteriori spazi di crescita, specie per le small cap. Le quotate a bassa capitalizzazione risentono infatti meno degli effetti del protezionismo o del caro petrolio e ricevono spinta dall'aumento dei consumi domestici, non sono in Usa».

Anche per Giovanni Brambilla di AcomeA Sgr, l'azionario Usa non è a fine corsa. «Lo storno in atto fa prendere fiato a un mercato che da inizio 2016 è cresciuto senza sosta. C'è ancora valore da esprimere». In tema di diversificazione, Brambilla invita a guardare con attenzione anche all'obbligazionario dei paesi emergenti, «laddove i fondamentali sono anche migliori di quelli europei».

Per Riccardo Ricciardi di La Française il 2018 è stato volatile perché condizionato da fattori esogeni non prevedibili. «Anche il 2019 non sarà facile, ma dopo le elezioni di mid termnegli Usa ci sarà sicuramente più chiarezza e minore volatilità. Con la fine della politica espansiva delle banche centrali i mercati obbligazionari anticiperanno a breve un rialzo dei rendimenti inevitabile. Sull'azionario, specie quello europeo e dei paesi emergenti, vedo buoni fondamentali e buone opportunità di investimento. Sull'Eurozona pende l'incognita dei tassi in rialzo e c'è l'incognita Italia. Ma non vedo la nostra situazione così critica».

Anche per Sidoti l'azionario europeo mantiene buoni fondamentali, ma è quello Usa il preferito per il medio termine. «A dispetto dello storno ci sono ancora buone prospettive di crescita, specie nelle small cap, ipotetiche prede per opa». Parere analogo di Donato Savatteri di T.Rowe Price. «L'azionario Usa rappresenta il mercato numero uno: contiene 18 delle 20 società più grandi del mondo. Quando i mercati stornano cala meno degli altri; quando salgono cresce di più. Conta poi su una grande platea di investitori e su una domanda interna prevista ancora in crescita. Resta il preferito».

Andrea Cattapan di Consultique ha smorzato i timori sul rischio Italia. «Il default dei nostri titoli sovrani è un'eventualità improbabile; difficile che l'Europa non intervenga per evitarlo. Nel caso in cui la tensione possa aumentare e l'investitore non desideri far correre alcun pericolo al proprio patrimonio, le strategie da attuare sono già state esaminate dal nostro ufficio studi e ricerche, specializzato in consulenza anche su questi temi così caldi».

 

 
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