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Consulenza e investimenti SRI: i nostri interventi su FundsPeople

07/04/2017

Su quale tipologia di strategia SRI si concentrano di più i gestori?

Sono ormai molti, sia nel mondo della gestione attiva sia in quello della gestione passiva, quegli strumenti che seguono tematiche o utilizzano modellistiche attinenti al mondo degli investimenti sostenibili e responsabili. Con questo termine, secondo la formulazione del Forum per la Finanza Sostenibile, si comprendono tutte quelle strategie di investimento di medio-lungo periodo che integrano all’analisi finanziaria anche quella ambientale, sociale e di buon governo nella valutazione di imprese e istituzioni. Il fine dell’investimento sostenibile e responsabile diventa, quindi, la creazione di valore per l’investitore e la società nel suo complesso.

L'ufficio studi di Consultique ha realizzato un'analisi su un totale di 78 fondi di investimento e 26 exchange trade funds (ETF), rifacendosi per la selezione di questi ad elenchi già realizzati da organizzazioni impegnate nel settore, come il Forum Finanza Sostenibile per quanto riguarda i fondi, e da information provider come Morningstar per quanto riguarda gli ETF.  Dei fondi analizzati, sulla base delle selezioni soprariportate, si conferma la tipica supremazia dei fondi con una spiccata o totale componente azionaria. Dei 78 fondi considerati, 52 sono totalmente dedicati al comparto azionario e tra i 14 bilanciati ben 3 investono percentuali importanti e superiori al 70% in azionario. Ancor più forte è la presenza di strumenti che investono nel comparto azionario tra gli ETF: 24 su 26 infatti replicano indici azionari, mentre solo i restanti due sono strumenti obbligazionari. La più forte presenza di fondi azionari non è di certo una novità ed è dovuta soprattutto alla modellistica di valutazione degli strumenti obbligazionari sulle basi ESG (Environmental, social and governance) ancora poco consolidata, che li rende ancora una nicchia del panorama dei fondi SRI. Nei prossimi anni, anche grazie a strumenti obbligazionari come i green bonds o i social bonds, questa categoria potrà senza dubbio crescere. E fin qui niente di nuovo.

"Poiché l’analisi di un investimento SRI deve considerare sia la valutazione finanziaria che quella legata alla creazione di valore per la società nel suo complesso, si deve considerare anche una seconda categorizzazione, ovvero quella legata alla tipologia di strategia SRI adottata dal gestore del fondo", dicono gli esperti. Sulla base della categorizzazione individuata da Eurosif, nel campione di riferimento i gestori dichiarano di seguire le seguenti metodologie:

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Come per i fondi, a guidare la classifica, è la categoria che adotta una strategia best in class che, all’interno di ogni gruppo, identificano gli emittenti con i migliori punteggi ESG. Le principali strategie utilizzate dai gestori e disponibili sul mercato si concentrano sull’esclusione ex-ante, basata su determinate categorie settoriali (società in settori che producono o commerciano armi, prodotti pornografici, alcolici, ecc.) o, per quanto riguarda l’esposizione geografica, di Paesi con bassi livelli di democrazia e alti livelli di corruzione; sul rispetto di convenzioni internazionali da parte delle aziende o dei Paesi. Ancora limitata, ma con una crescita molto forte negli ultimi anni è la categoria dei fondi impact investing. Tra il 2013 e il 2015 sono infatti cresciuti del 30% e l’attenzione continua ad essere alta. Si tratta di fondi la cui gestione si preoccupa e rendiconta in modo misurabile anche i risultati non finanziari ottenuti grazie ai propri investimenti. Tipicamente questo tipo di fondi investe in imprese sociali o in istituzioni microfinanziarie.

L’offerta di strumenti passivi chiaramente non include metodologie in cui vi è un ruolo attivo del gestore, come l’impact investing e l’engagement dove il gestore partecipa ai momenti di vita delle società seguite spingendo per una maggiore attenzione verso le tematiche della sostenibilità e responsabilità sociale.
 

Consulenza e investimenti SRI: intervento di Luca Mainò

La letteratura finanziaria è ricca di lavori dedicati al confronto tra i fondi socialmente responsabili e i normali benchmark di mercato al fine di individuare possibili sovraperformance costanti di una categoria sull’altra. I risultati peraltro non conducono ad un’univoca conclusione e restano molto contrastanti. In questo articolo si vuole, in un’ottica più utile alla consulenza finanziaria, accennare ad un’analisi tra strumenti attivi e passivi con lo scopo di valutare la qualità del gestore, in questo caso tuttavia in un’ottica unicamente finanziaria. A tal fine, ovviamente, il confronto deve essere condotto tra asset class e strategie SRI omogenee.

Esclusivamente a titolo di esempio, si presenta una comparazione tra l’andamento di fondi e ETF azionari globali di tipo SRI. Come in altri comparti esistono fondi che attraverso la gestione attiva riescono a creare del valore aggiunto o in alcune fasi a distruggerlo ed esistono allo stesso modo di altri comparti casi in cui l’andamento del fondo segue molto da vicino l’andamento dell’ETF.

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Di conseguenza, come per i classici fondi attivi e passivi, l’obiettivo del consulente finanziario è quello di individuare il valore aggiunto finanziario generato dalla qualità della gestione e valutare in ottica comparativa ETF e fondi, individuando lo strumento più adeguato alle esigenze dell’investitore.  

Nel caso in cui si voglia costruire un portafoglio basato su una valutazione ESG integrata alla valutazione finanziaria, è necessario identificare, oltre al profilo di rischio dell’investitore, anche la sensibilità e la propensione dello stesso verso le tematiche legate agli investimenti sostenibili e socialmente responsabili. Inoltre, ciò che è socialmente responsabile per un investitore non necessariamente sarà in linea con l’idea di un altro. Un soggetto potrà inoltre manifestare una maggiore attenzione per una delle tre variabili piuttosto che per un’altra.

Oltre a ciò il profilo ESG dell’investitore non necessariamente è costante nel tempo. Un incidente nucleare o uno scandalo possono far variare l’attenzione dell’investitore per l’idea di investimento socialmente responsabile in generale e l’interesse tra le varie variabili. Queste considerazioni, infine, devono necessariamente tenere in considerazione che una concentrazione su una variabile può comportare di conseguenza una concentrazione su determinati settori e quindi una concentrazione del rischio. L’integrazione della valutazione ESG non può quindi assolutamente compromettere una gestione finanziariamente attenta del portafoglio e le classiche valutazioni sul rischio finanziario.

In conclusione, quindi, l’allargarsi sempre più veloce dei mercati dei fondi socialmente responsabili crea nuove esigenze e, potenzialmente, nuove risposte che un consulente finanziario potrebbe fornire ai propri clienti. In particolare da un lato sarà sempre più necessaria una rendicontazione e una misurabilità dei risultati non finanziari, dall’altro la sensibilità dell’investitore potrebbe essere integrata nella modellistica per rispondere al meglio alle esigenze dell’investitore.
 

Si fa presto a dire SRI, ma quanti e quali sono i fondi responsabili?

Su un totale di circa 32.500 fondi disponibili alla vendita in Italia, solo 775 (il 2%) rientrano nella classificazione ‘socially conscoius’ di Morningstar. Stesso discorso per gli ETF: in Italia gli investitori hanno a disposizione circa 5.400 ETF, di cui solo 85 sono socially conscious. L’Ufficio Studi di Consultique è sceso più in dettaglio e ha realizzato un’analisi secondo la quale sono 78 i fondi  e 26 gli ETF che rientrano nella definizione di SRI secondo la formulazione del Forum per la Finanza Sostenibile, ovvero quelle strategie di medio-lungo periodo che integrano all’analisi finanziaria anche quella ambientale, sociale e di buon governo nella valutazione di imprese e istituzioni.

"Sicuramente la bassa percentuale di raccolta degli ETF è legata alla limitata offerta di prodotti presenti sui mercati europei e all’impossibilità di perseguire strategie come l’impact investing che stanno crescendo molto negli ultimi anni", dicono gli esperti di Consultique. Dall’analisi condotta dall’ufficio studi si nota, inoltre, che i flussi netti degli ETF che puntano su investimenti tematici mostrano un deflusso nell’ultimo anno in totale pari a circa -100 milioni di euro contro una crescita importante degli afflussi verso i fondi che investono su specifici temi. La ragione può, un’altra volta, essere la ridotta offerta degli ETF o una maggiore fiducia nelle capacità dei gestori attivi.

 

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