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Ai consulenti serve chiarezza sullo Sri

02/11/2017

Ai consulenti serve chiarezza sullo Sri
In italia i clienti sono ancora poco consapevoli dell’esistenza dei prodotti “sostenibili” e c’è ancora poca chiarezza sulle caratteristiche che deve avere uno strumento considerato Sri. I consulenti indipendenti auspicano standard restrittivi e trasparenti per la diffusione dello Sri che potrebbe rappresentare anche un’occasione di differenziazione in vista della Mifid 2. Lo spiega a ETicaNews Luca Mainò, co-fondatore di Consultique e membro del consiglio direttivo di Nafop, a pochi giorni dal FeeOnlySummit, il congresso nazionale della consulenza finanziaria indipendente che si svolgerà a Verona il 6 e il 7 novembre. Ci sarà anche ETicaNewsche porterà lo Sri con il proprio stand e la partecipazione ai lavori nella tavola rotonda “Strategie di gestione e temi di investimento” 

Qual è la conoscenza della finanza Sri (prodotti di investimento Sri/Esg) da parte dei consulenti indipendenti?

Partendo dal presupposto che l’investimento Sri non gode generalmente delle giuste attenzioni, come accade invece in altri Paesi, i consulenti indipendenti sono decisamente più attenti nel considerare questo tipo di prodotti, specialmente nel caso in cui i clienti manifestino una preferenza verso l’investimento sostenibile. L’assenza di conflitto di interessi consente al consulente di non essere vincolato a un catalogo e quindi di poter andare a spaziare anche tra gli Sri. Consultique ha anche messo a disposizione dei consulenti partner un portafoglio costituito solamente da strumenti Sri che può costituire una valida asset allocation senza perdite di efficienza.

Quali i pregiudizi o gli ostacoli maggiori alla sua diffusione dal vostro punto di vista?

In primo luogo, bisogna dire che il cliente investitore in Italia è poco consapevole dell’esistenza di prodotti “sostenibili”. Sarebbe pertanto necessaria, da parte di produttori e distributori, una maggiore educazione finanziaria verso i clienti. È probabile che molti investitori, messi a conoscenza della possibilità, possano optare per questa categoria come scelta etica. In secondo luogo, vi è molto poca chiarezza, a nostro parere, sulle caratteristiche che deve avere uno strumento per essere considerato “Sri” e sui criteri di certificazione (ove presente). È necessario che l’industria si doti di uno standard sufficientemente restrittivo e trasparente che distingua in maniera inequivocabile cosa è Sri da cosa non lo è.

La finanza Sri entra per la prima volta nel programma del FeeOnlySummit, è in corso un cambiamento di percezione da parte dei consulenti indipendenti?

Il consulente indipendente, per fare il suo lavoro nel miglior interesse del cliente, non può prescindere dalla conoscenza di strumenti “Sri” dedicati a quegli investitori che vogliono fare una scelta etica, ma che possono anche essere inseriti su tutti i portafogli nel caso risultino migliori dei prodotti tradizionali. Non si tratta pertanto di un cambiamento di percezione, ma di un rinnovato interesse verso una categoria di investimenti che, per le sue caratteristiche, è sempre stata a cuore alla consulenza indipendente. È chiaro che in ultima istanza a guidare le scelte sono le necessità dei clienti e la disponibilità di strumenti efficienti ed efficaci da proporre.

La finanza Sri potrebbe fornire un’opportunità di differenziazione e posizionamento per i consulenti indipendenti anche in ottica delle opportunità di mercato aperte da  Mifid 2?

A prescindere dalla normativa in corso di attuazione, il consulente indipendente si è sempre proposto come colui che agisce sempre nell’interesse dell’investitore. Se un cliente manifesta la volontà di investire in maniera più etica rispetto a quanto proposto dagli intermediari troverà sempre la porta spalancata della consulenza indipendente. La normativa Mifid imporrà a tutti gli intermediari di tenere in debita considerazione le necessità espresse dal cliente, e la pubblicizzazione di allocazioni attente al benessere sociale oltre che al profitto potrebbe certamente costituire un occasione di differenziazione rispetto alle reti di vendita e agli intermediari bancari.

Quali saranno i temi forti di questa edizione del FeeOnlySummit?

I temi sono molti, e tutti caldissimi: Mifid 2, Albo, mercati finanziari, fintech e consulenza alle aziende, strumenti e piattaforme efficienti, trading, strategie e temi di investimento, il ruolo di commercialisti e avvocati, banche, contenzioso finanziario. Abbiamo ricevuto un numero record di richieste di iscrizione all’evento, e questo conferma l’interesse che la consulenza indipendente suscita nel settore e nel mondo delle professioni.

Qual è lo stato dell’arte della consulenza indipendente in Italia?

Sono sempre di più le persone che vogliono capire e diventare clienti informati. Sarà semplice scegliere di passare alla consulenza pura: basterà avere due anni di attività negli ultimi tre. Sarà naturalmente possibile fatturare al cliente i propri servizi di consulenza. Per chi non ha un’esperienza pregressa nel settore, sarà sufficiente invece superare l’esame dell’Ocf, le cui sessioni saranno mensili. Gli ex-Pf finanziari, che oggi lavorano per realtà bancarie o intermediari finanziari, possono decidere di aprire uno studio o società di consulenza indipendente, lavorando solo a parcella (fee only).

 
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