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Albo e MiFID II: ecco come cambia il mercato

03/04/2018

Albo e MiFID II: ecco come cambia il mercato
«L’introduzione della nuova normativa europea MiFID II e il nuovo Albo dei consulenti finanziari, in cui saranno inclusi anche gli indipendenti, contribuiranno a ridisegnare le strategie degli attori dell’industria del risparmio, consolidando lo sviluppo della consulenza indipendente. Anche per questo osserviamo con molto interesse il mercato dei fondi quotati fin dalla sua nascita, nella speranza che questo consenta di accedere ai fondi comuni con costi inferiori per l’investitore finale». A parlare è Luca Mainò, founder & managing partner di Consultique SpA, società fondata nel 2001 e oggi leader in Italia nell’analisi e nella consulenza “fee only”, cioè remunerata esclusivamente dal cliente ed esente, quindi, da qualsiasi potenziale conflitto d’interesse.
Mainò tocca due punti chiave strettamente legati allo sviluppo del mercato dei fondi quotati: la consulenza indipendente, che dopo anni di battaglie oggi sembra trovare finalmente la sua legittimazione, e la nuova normativa europea rivolta agli operatori finanziari. Ecco il suo punto di vista.

Dottor Mainò, Consultique è una società di consulenza finanziaria indipendente ed è tra i soci fondatori di Nafop, l’associazione dei professionisti e delle società di consulenza finanziaria indipendente. Chi meglio di lei può riassumerci il percorso a ostacoli che la consulenza indipendente ha dovuto affrontare nell’ultimo decennio.

«Fino al 2007 il servizio di consulenza in materia di investimenti era libero e poteva essere esercitato da qualsiasi professionista con competenze specifiche.
Con l’applicazione della prima direttiva MiFID, invece, il servizio di consulenza poteva essere svolto solo previa autorizzazione e i singoli Stati avrebbero potuto escludere i consulenti finanziari indipendenti dall’esercizio di questa attività. Così in Italia si è tentato di fermare la consulenza indipendente, riservandola solo alle banche e alle reti distributive grazie a un testo approvato dalla Camera alla fine del 2006».

E poi che cosa è successo?

«Grazie alla sensibilità e alla lungimiranza di molti parlamentari che, nell’apposita Commissione del Senato, si sono opposti a tale manovra, Nafop è riuscita, dopo due mesi di intensa attività di sensibilizzazione, ad aprire la strada all’Albo dei consulenti finanziari indipendenti, il cui avvio era previsto per il 30 giugno del 2008. Peccato che questo Albo non abbia mai visto la luce e per dieci anni si è proceduto prorogando di volta in volta un “periodo transitorio”. In questo contesto, l’attività poteva essere esercitata solo da professionisti operativi da prima dell’entrata in vigore della direttiva e avrebbe potuto essere bloccata in ogni momento con una mancata proroga, come è avvenuto momentaneamente nel luglio 2014.
Con il recepimento italiano della MiFID nel 2007, fu di fatto posto il divieto di esercitare la professione a tutti coloro che avrebbero voluto intraprenderla, colpendo in particolare i giovani, impedendo lo sviluppo del settore e penalizzando anzitutto i risparmiatori italiani».

Una battaglia continua, insomma.

«La categoria ha dovuto operare finora in una situazione di estrema precarietà e la nostra associazione, Nafop, ha continuato a combattere per la tutela dei consulenti indipendenti, delle società di consulenza e dei loro clienti.  
In questi anni, nonostante tutto, consulenti indipendenti e società di consulenza finanziaria si sono però rafforzati, riuscendo a compattare le migliori professionalità del mercato e sviluppando una serie di nuovi servizi per famiglie, aziende e istituzionali.
Con il recepimento di MIFID II e la nascita del nuovo Albo, la consulenza indipendente potrà evolversi come sta avvenendo in tutto il mondo e i primi a beneficiarne saranno proprio i clienti, che potranno contare su soggetti non collegati al sistema distributivo tradizionale e remunerati a parcella (“fee only”)».

Per la consulenza indipendente, quindi, si apre un mondo di opportunità.

«Ritengo che l’offerta tenderà a polarizzarsi: da un lato banche e reti distributive continueranno a operare in modo tradizionale, con provvigioni e parcelle per contratti di consulenza non indipendente, dall’altro studi professionali e società “fee onlyopteranno per l’approccio indipendente, senza commissioni e incentivi.
I tempi del nuovo Albo sono stabiliti dalla legge: entro dicembre 2018 partiranno le tre sezioni composte dai consulenti fuori sede (gli ex promotori finanziari), dai consulenti autonomi (i “fee only”) e dalle società di consulenza indipendente formate da questi ultimi».

Secondo lei, lo sviluppo della consulenza indipendente può aiutare lo sviluppo del segmento dei fondi quotati?

«Stiamo osservando che le reti distributive non amano il segmento dei fondi quotati. Sono molti gli intermediari che non consentono di accedere a questi strumenti e, sostanzialmente, nessuno sta cercando di consigliare queste classi di fondi rispetto a quelle tradizionali. Il motivo è semplice: se non si passa dal collocamento, l’intermediario non ottiene alcuna retrocessione e quindi non ha nessun interesse a promuovere questo tipo di fondi. Affinché gli intermediari inizino a considerare questo segmento, sarebbe necessario lo sviluppo di un servizio di consulenza a parcella, retribuita direttamente dal cliente».

In conclusione, quali sono i principali vantaggi legati allo sviluppo di un mercato dei fondi quotati sul listino di Piazza Affari?

«La negoziazione dei fondi in un mercato regolamentato presenta in teoria numerosi vantaggi in termini di facilità di acquisto e di varietà di scelta per l’investitore. Questa metodologia distributiva, infatti, permette di superare gli accordi di distribuzione tra case di gestione e collocatori, garantendo in questo modo un’ampia gamma di scelta a prescindere dal livello di servizio e dall’intermediario, con costi in linea con gli strumenti acquistati dagli investitori istituzionali. Dal punto di vista dei consulenti indipendenti e delle società di consulenza finanziaria, il principale vantaggio consiste nel poter lavorare senza conflitti di interesse e concentrarsi, così, sulla selezione dei migliori prodotti».

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