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Banca Base, creditori in apprensione

12/03/2018

Banca Base, creditori in apprensione
L’appuntamento è per mercoledì 14 marzo. Un giorno che i duemila correntisti di Banca Base (istituto di credito catanese con due soli sportelli, uno a Misterbianco e uno nel capoluogo etneo), aspettano con ansia: potrebbe segnare la fine del blocco dei conti correnti attuato dal 13 febbraio scorso, leggermente mitigato successivamente con l’autorizzazione a prelevare fino a un massimo di 250 euro e con la restituzione dei titoli di proprietà della clientela custoditi dalla banca. L’istituto (600 azionisti) è stato commissariato con un decreto dell’assessore all’Economia Gaetano Armao (che nell’isola ha competenza in queste materie) su richiesta della Banca d’Italia.
Il commissario straordinario (Antonio Blandini) affiancato da tre componenti del comitato di sorveglianza (Andrea Dara, Roberto Loria e Francesco Borza) ha sostituito i vertici del piccolo istituto (in tutto 18 addetti) che era guidato da Pietro Bottino, imprenditore etneo del settore farmaceutico e presidente del Confidi Cofisan, a sua volta azionista della banca. Un provvedimento, quello di blocco dei conti correnti, dettato dalla mancanza di liquidità (gli impegni di spesa superavano di tre volte la disponibilità di cassa) e che ha creato non pochi problemi a correntisti grandi e piccoli: un imprenditore, per esempio, si è ritrovato con tre milioni immobilizzati e l’impossibilità di operare.

Nelle ultime settimane il commissario, spiegano fonti interne della banca, ha lavorato per trovare un acquirente ed evitare così il peggio, cioè la Liquidazione coatta amministrativa (Lca, sorte toccata per esempio alle due banche venete) che rimane uno scenario possibile. 
Nella fase attuale, a correntisti e depositanti della banca (il bilancio al 31 dicembre 2016 , che è poi l’ultimo disponibile, evidenzia conti correnti per circa 46 milioni e certificati di deposito per 6) non rimane che aspettare che venga presa una decisione definitiva sulle sorti della banca. «Se viene salvata e acquisita da un altro istituto - spiega Patrizio Basile, analista della società di consulenza indipendente Consultique - la situazione si normalizzerà e, lentamente, si ripristinerà la normale operatività con tutti i disagi del caso. Se la banca, extrema ratio, fosse posta in Lca e le passività fossero tali da richiedere l’intervento dei depositanti, allora si apriranno le procedure previste dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd). In questo caso - continua Basile -, i conti correnti, i conti deposito (anche quelli vincolati), gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi (non quelli al portatore) sono garantiti fino a un importo massimo di 100mila euro per depositante».

Resterebbe il problema per chi ha depositi superiori a 100mila euro e c’è già chi si sta preparando per avviare, nel caso in cui si arrivi a questo punto, azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori e non solo. Ma intanto cosa è possibile fare? «I depositanti - continua l’analista veronese - possono attuare soluzioni di buon senso. La procedura di amministrazione straordinaria ha escluso dal blocco dei conti, e quindi liberamente utilizzabili, i saldi positivi netti regolarmente accreditati nei conti della clientela a partire dal 14 febbraio 2018. È di fatto come se fosse un rapporto nuovo acceso su una banca nuova. A questo punto - conclude Basile -, meglio prendere seriamente in considerazione l’apertura di un nuovo conto presso un nuovo istituto su cui far confluire stipendi e pensioni o domiciliare le bollette, senza incrementare disponibilità presso un istituto in difficoltà, soprattutto se quelle stesse disponibilità sono già oltre i limiti di garanzia del Fitd. Diversificazione che sarebbe stata comunque una “precauzione” da prendere a prescindere, date le dimensioni di Banca Base».


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