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Banche «sicure» ma attenzione alle piccole

18/12/2017

Banche «sicure» ma attenzione alle piccole
La ripresa e la riduzione dei nuovi Npl potrebbero aiutare i grandi istituti. Attenzione però alle banche minori. La “Via Crucis” delle banche italiane sembra non essere arrivata a destinazione anche se, a dire il vero, va fatta una distinzione tra grandi e piccoli istituti. Infatti, se i primi potrebbero avvantaggiarsi dall’accennata ripresa economica e dalla riduzione di nuovi crediti deteriorati (Npl), gli istituti di medio-piccole dimensioni potrebbero incontrare maggiori difficoltà. Alla luce di questa sintesi ricavata dal pensiero di alcuni consulenti indipendenti, dunque, per un risparmiatore o un investitore non è facilissimo capire se la propria banca sia a “rischio”, dopo le vicende estive di Mps (che proprio il 22 dicembre di un anno fa è stato salvato dallo Stato) e delle due popolari venete, nonché dalle attuali cronache del Credito Valtellinese e di Carige. Ma al di là delle considerazione di “mercato”, vediamo cosa è importante sapere prima di investire (o disinvestire) in titoli bancari

Il nodo delle banche italiane 

Il problema è sempre lo stesso: i crediti deteriorati (Npl) abbassano la redditività e intaccano il capitale delle banche le quali, per riuscire a rispettare i vincoli sempre più stringenti di solidità patrimoniale, sono costretti ad aumenti di capitale estremamente penalizzanti per i vecchi azionisti. Questo uno dei fatti che porta alla sfiducia degli investitori. «Non aiuta tra l’altro – rincara Jacopo Ceccatelli, ad di Marzotto Sim - la nuova proposta di normativa europea (cosiddetto Addendum) che imporrebbe alle banche di azzerare i crediti deteriorati entro 24 mesi; un periodo molto breve rispetto agli standard passati. Infatti, questi crediti in media hanno comunque un valore di recupero superiore allo zero e obbligare di azzerarli in breve tempo rischierebbe di ridurre la capacità di recupero e la forza contrattuale delle banche, a favore di operatori specializzati come fondi (in gran parte esteri) e società di recupero crediti, riducendo così la (già risicata) redditività del settore».

Sempre in tema di redditività, va poi segnalato che l’investimento in titoli di Stato (che tanto ha contribuito a tenere “a galla” i conti delle banche negli ultimi anni) ha drasticamente diminuito il suo contributo visti i rendimenti sempre più bassi. «Per le banche italiane – continua Salvatore Gaziano, della Scf SoldiExpert - la sfida non è soltanto il passato ma anche il futuro, visto che quelle che una volta erano le fonti principali di redditività (come il margine di intermediazione tra raccolta e prestiti erogati) si sono inaridite e la pressione competitiva sta sempre più crescendo grazie anche ai servizi digitali e alla tecnologia».

Le buone notizie 

Ci sono però anche notizie confortanti. Come detto sopra, ripresina economica e diminuzione di nuovi Npl da un lato, mentre dall’altro «va segnalato che le situazioni di crisi – spiega Ceccatelli - sembrano riguardare banche di dimensioni via via sempre minori, come se una sorta di “regia” avesse voluto prima affrontare i problemi più grandi (UniCredit, Mps, popolari venete), per poi concentrarsi su istituti di più piccole dimensioni». Anche altro sta migliorando rispetto agli anni scorsi. «Grazie alla Bce – aggiunge Gaziano - molte banche con forti stock di sofferenze sono state costrette a ricapitalizzare. Ma le banche territoriali, una volta considerate tra le migliori, oggi vanno attentamente monitorate perché se l’economia locale (spesso poco diversificata) entra in forte difficoltà ne possono risentire in modo più sensibile».

Come individuare i rischi 

Non esiste, dunque, una ricetta unica per analizzare la solidità di una banca e individuare con certezza quale sarà la prossima crisi. «Ci sono però indicatori - conclude Patrizio Basile di Consultique - che possono essere campanelli di allarme, ammesso che i bilanci siano veritieri (si veda scheda a destra, ndr). In Italia, le Lsi (Less significant institution, banche di taglia minore) sono circa 460 di cui un centinaio tra Casse di risparmio, Popolari o Spa private e le altre sono Bcc (si veda articolo a pagina 5, ndr). Se per queste ultime la riforma in atto mira a costruire una rete di protezione solidale a livello nazionale, per le altre piccole, in caso di necessità, potrebbe essere complicato reperire nuovi capitali sul mercato».

 
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