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Big Tech: La Section 230 potrebbe sparigliare le carte. Ma non gli utili.

17/10/2020

Big Tech: La Section 230 potrebbe sparigliare le carte. Ma non gli utili.

BIG TECH: LA SECTION 230 POTREBBE SPARIGLIARE LE CARTE. MA NON GLI UTILI

Secondo l’analista Consultique, sia i repubblicani che i democratici in Usa intendono rivedere la clausola liberatoria inserita nel Communications decency del 1996. E i social network si adeguerebbero senza compromettere gli utili, grazie alla crescente diversificazione del business.

Nel recente comizio di Greenville (North Carolina) Donald Trump ha puntato i riflettori su un suo cavallo di battaglia: il ruolo e il potere crescente dei social media nella politica e specialmente nel dibattitto elettorale in corso. “Se i Big Tech persistono su questa linea, in coordinamento con i media mainstream, dobbiamo immediatamente spogliarli delle protezioni offerte dalla Section 230”, ha detto il presidente Usa. Aggiungendo che, “Il governo americano, quando ha concesso queste protezioni, ha creato un mostro”. La Section 230, una clausola del Communications Decency del 1996 già messa sotto accusa da Trump lo scorso maggio, sta davvero diventando di giorno in giorno uno dei temi più caldi della campagna elettorale americana. In breve, la disposizione libera i social network dalle responsabilità su ciò che gli utenti pubblicano sui loro siti e accorda loro la libertà di trattare e censurare i post sulla base dei propri regolamenti aziendali interni. In questo modo la censura di contenuti o la rimozione di post e tweet è sottoposta a criteri soggettivi, e ciò - secondo molti osservatori - costituisce uno squilibrio nel rapporto tra social network e utenti.
Questo potere esercitato in maniera crescente nel tempo inquieta anche il mondo dem, rappresentato dal candidato Joe Biden, ovviamente per ragioni differenti rispetto a quelle che animano Trump. “Entrambi i contendenti sembrano essere concordi nel voler riformulare Section 230, seppur per ragioni che sembrano quasi opposte – conferma Rocco Probo, analista di Consultique SCF - Da un lato Trump ritiene che i principali social network censurino le idee dei conservatori e che devono essere ritenuti responsabili nel momento in cui giudicano come false o fuorvianti alcune pubblicazioni degli utenti. Dall’altro lato Biden ritiene che i social network contribuiscano a diffondere disinformazione e odio sociale”. Al netto della campagna elettorale, sembra evidente che il tema è grande e riguarda alla fine la natura delle piattaforme che, da semplici fornitori di infrastrutture digitali, hanno progressivamente assunto le caratteristiche di veri e propri editori che fanno libere scelte sui contenuti veicolati nei loro social.

Va detto che la questione non riguarda solo l’America. In Australia è in corso un braccio di ferro tra il governo di Canberra e Facebook, con il primo che punta ad approvare una legge che impone ai social network di pagare gli editori per le notizie condivise e il secondo che minaccia di bloccare tutte le condivisioni degli utenti in Australia. Ma è chiaro che gli Usa sono la patria della Silicon Valley e che una revisione di Section 230 sarebbe di maggiore forte impatto rispetto a qualsiasi decisione sulle piattaforme presa in altri Paesi. Ma quali sarebbero appunto le dimensioni di questo impatto? “Ogni valutazione sulle conseguenze per il business dei vari Facebook, Twitter e Google deve tenere in considerazione innanzitutto le modalità con cui, eventualmente, una riforma verrà portata avanti dal futuro Presidente – spiega Probo - Bisognerà infatti considerare il peso che comunque avranno nella decisione i principali social network, che potranno continuare a usare, indipendentemente dal futuro inquilino della Casa Bianca, l’arma del “o noi o la Cina”: minaccia sicuramente credibile e alla quale sono sensibili entrambi gli elettorati e i rappresentanti”. Secondo l’analista, inoltre, anche nel caso si dovesse giungere a una revisione della sezione 230, i principali social network si adeguerebbero in modo tale da non compromettere eccessivamente gli utili per i propri azionisti. “Infine, bisogna ricordare che, soprattutto per Facebook e Google, l’articolazione e la diversificazione del business va molto oltre la sola attività legata al social network, e quindi difficilmente gli utili saranno fortemente influenzati da una revisione di Section 230”, conclude Probo.

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