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Esporsi all’andamento dei prezzi del petrolio con le Etc quotate su Borsa Italiana

06/02/2019

Esporsi all’andamento dei prezzi del petrolio con le Etc quotate su Borsa Italiana
Tra le principali incognite del 2019, l’andamento del prezzo del petrolio rappresenta  probabilmente  quella più rilevante, anche a causa dello stretto intreccio con le attuali dinamiche geopolitiche e le conseguenti variazioni nei rapporti  di  forza  nel  settore.  Nei  prossimi anni, la competizione in termini di quote di  produzione  tra  l’Opec  allargato  alla Russia da una parte e gli Stati Uniti dall’altra rappresenta, infatti, il principale driver nella formazione del prezzo del greggio. Nello scorso anno, il principale cartello ha visto un ulteriore ridimensionamento del proprio  potere  di  influenza  sul  prezzo dell’oro nero. Oltre all’annuncio del Qatar di lasciare l’Opec dopo 57 anni di continua adesione, si è registrato nel 2018 una nuova contrazione della quota di mercato prodotta dai membri dell’organizzazione dei  Paesi  produttori  di  greggio  al 43% (vedi grafico 1).  Anche  per  questa ragione, l’Opec si  è dovuta aprire  a un gruppo ulteriore di Paesi produttori capitanato  dalla  Russia.

 Considerando  il gruppo allargato, la quota di produzione arriva a toccare circa il 55%. Nonostante si tratti ancora di una vasta fetta di mercato, essa rappresenta una quota molto più contenuta rispetto a qualche anno fa, quando sfiorava l’80% della produzione globale.  La  frequente  descrizione  dell’Opec come un “monopolio”, contenuta in diversi tweet di Donald Trump, appare sicuramente  poco  aderente  all’attuale stato delle cose, soprattutto considerata la forte pressione che gli stessi Stati Uniti sono riusciti a imprimere nell’ultimo meeting Opec, al fine di lasciare invariato il prezzo del petrolio. La decisione finale è stata, anche a causa della resistenza della Russia, per un taglio della produzione di 1,2 milioni di barili al giorno. Tale accordo, comunque, è giudicato da alcuni analisti come insufficiente a eliminare l’eccesso di offerta  mondiale.  Considerare  l’Opec ormai in fuorigioco e incapace di imprimere una direzionalità al prezzo del petrolio potrebbe, tuttavia, rappresentare una conclusione  troppo  affrettata.  Gli  Stati Uniti hanno raggiunto il primato mondiale della produzione con una crescita esplosiva. Negli ultimi otto anni, infatti, grazie allo sviluppo dello shale oil, la produzione statunitense è raddoppiata (+97%). Tale equilibrio, con gli Stati Uniti destinati ad avere la maggiore influenza sul prezzo del petrolio, non risulta essere ancora stabile, come è invece stato per diverse decadi nel caso  dell’Opec,  anche  considerando  la sostenibilità del debito delle società Oil & Gas  statunitensi.  Secondo  un  report datato ottobre 2018 di Moody’s, “la qualità del debito emesso dal settore Oil & Gas nordamericano è cambiata radicalmente, e non positivamente, negli ultimi due anni”, principalmente a causa di un incremento della quota del debito emesso da società con basso rating. In particolare, si  prevede  che  la  porzione  di  debito emesso da società con rating pari a Caa o inferiore passerà dal 6% del 2019 al 15%, nel 2020, dei 240 miliardi di dollari che rappresentano  il  debito  emesso  dalle società del settore con scadenza inferiore al  2023.  La  variazione  dell’ambiente macroeconomico verso un veloce incremento dei tassi guida della Fed potrebbe avere un impatto importante in un settore che è cresciuto rapidamente, anche grazie ai bassi tassi d’interesse di questi ultimi anni.

Le dinamiche del prezzo del petrolio potrebbero, quindi, essere legate a tensioni  geopolitiche,  oltre  al  rapporto  tra domanda e offerta mondiale della materia prima, e l’incertezza sull’equilibrio finale è sicuramente ampia. Per  poter prendere posizione  sull’evoluzione  del  petrolio, Borsa  Italiana  offre  31  prodotti  (vedi tabella 1), forniti da tre differenti provider (Xtrackers, WisdomTree e Société Génerale),  che  ne  permettono  l’esposizione long o short, anche con leva 2x e 3x su entrambe le direzionalità. Alcuni di essi replicano  l’andamento  del  prezzo  di petrolio  di  riferimento  statunitense, ovvero il Wti, altri quello di riferimento europeo,  ovvero  il  Brent,  inoltre  alcuni crude oil future di riferimento sono per consegna “immediata” e altri a termine (forward). La peculiarità della Etc di Xtrackers sul Brent, offerta anche con la copertura del rischio di cambio, è nel processo di selezione dei contratti future all’interno dell’indice di riferimento, che si basa sulla strategia proprietaria Optimum Yield sviluppata da Deutsche Bank con l’obiettivo di  minimizzare  i  costi  (in  mercati  contango ) o massimizzare i benefici (in mercati backwardated), nella sostituzione dei contratti in scadenza con contratti a più lungo termine (il così detto rolling). Le Etc emesse da Boost ed ETFS, promosse da WisdomTree  (che  nell’aprile  scorso  ha acquisito la gamma Etc di ETF Securities) coprono l’intero spettro delle esposizioni sul greggio, per tipologia (Brent e Wti) e direzionamento (long e short, con e senza leve), offrendo anche tre prodotti a cambio coperto. Le Etc di Société Générale, infine, sono tutte focalizzate sul petrolio Wti e comprendono una versione delta 1 euro hedged. Tutte le Etc sono collateralizzate, da un sottostante che può essere fisico come l’oro, nel caso delle Xtrackers Etc, oppure  costituito  da  un  paniere  di titoli obbligazionari (governativi e semigovernativi di rating minimo AA) e azioni di mercati sviluppati, ad eccezion fatta delle Etfs Brent 1mth Oil Securities ed Etfs WTI 2mth Oil Securities Etc, che hanno quale controparte Shell Trading Switzerland Ag (membro del Royal Dutch Shell Group).


 
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