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Gli effetti positivi della Brexit sulla sterlina inglese e l'azionario del Regno Unito

06/04/2017

Di seguito l'intervento dell'Ufficio Studi e Ricerche
Consultique su MondoInvestor di marzo 2017


La decisione di una riduzione dei tassi,
presa subito dopo il referendum, ha favorito
il comparto azionario; gli ultimi dati macro
evidenziano una crescita annua del 2,2%


La votazione di giugno 2016 nel Regno Unito ha visto il popolo inglese favorevole alla Brexit, e la nuova premier Theresa May (nominata dopo le dimissioni di David Cameron) ha fin da subito definito legittimo tale referendum e fissato a marzo 2017 la scadenza per l’inizio del processo di uscita dall'Unione Europea.
 
Il 17 gennaio, con forte attesa dal mercato, la Premier si è pronunciata e ha chiarito la sua intenzione per una "Hard Brexit", ovvero l’uscita totale dal mercato unico, per tornare a essere una Gran Bretagna globale con accordi di libero scambio; tra gli obiettivi, vi è quello di non essere più un Paese soggetto alle decisioni della Corte di Giustizia della Ue. Il ricorso esecutivo fatto dal Governo May al fine di attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona (per poi avere due anni di tempo per perfezionare l’accordo) è stato rigettato dalla Corte Suprema, che ha richiesto la votazione del Parlamento. La decisione è giustificata dal fatto che le modifiche proposte dal Governo porterebbero a un cambiamento tale nella legge inglese, da necessitare un atto parlamentare che autorizzi a farlo. La Corte Suprema ha, inoltre, escluso il potere di veto da parte di Scozia, Galles e Irlanda del nord, frenando l’obiettivo scozzese di bloccare la Brexit con i propri voti parlamentari sfavorevoli.
 
La premier May vuole, comunque, mantenere la scadenza fissata a fine marzo e avviare il negoziato prima di giugno, ovvero a un anno dal referendum. Il Governo ha presentato il progetto di legge sottoposto al voto del parlamento, mentre la strategia dettagliata sarà riportata nel cosiddetto ”libro bianco“, consegnato in via eccezionale dopo la presentazione del progetto.
 
Si è rivelato significativo il recente incontro tra Theresa May e Donald Trump, che da sempre appoggia la decisione del Regno Unito di uscire dall’Ue, definendo la Brexit "una cosa meravigliosa” ed evidenziando la possibilità di accordi commerciali.
 
”Le relazioni tra Usa e Uk non sono mai state più forti", ha affermato May, ma su questo punto restano ancora molti punti interrogativi, vista la politica protezionistica che il nuovo presidente ha intenzione di attuare, da un lato, e la visione di libero commercio planetario del Regno Unito, dall’altro; ogni eventuale accordo non potrà, in ogni caso, essere negoziato prima della formale uscita dall’Ue.
 
La moneta inglese sembra aver già scontato l’effetto Brexit, perdendo più del 20% sul dollaro rispetto al 2015. Tuttavia, se fino a oggi era chiara la correlazione inversa tra sterlina e Brexit, durante il discorso della premier, dove si evidenziava l’intenzione di accelerare l'operazione di uscita, la sterlina è rimbalzata del 3% nei confronti del biglietto verde.
 
Molti analisti hanno collegato tale ”incoerenza" a operazioni speculative di chi operava al ribasso sulla moneta inglese già da tempo; a seguito della pubblicazione del progetto di legge al Parlamento, infatti, la sterlina ha perso nuovamente terreno sul dollaro.
 
Il governatore della Bank of England ha sottolineato come la Brexit non comporti, in ogni caso, un rischio finanziario per il Paese. I dati macroeconomici hanno, infatti, mostrato un rafforzamento del Regno Unito: se i promotori del Remain stimavano una recessione nel Paese per fine 2016, i dati ufficiali hanno evidenziato una crescita del 2,2% su base annua e un tasso di disoccupazione fermo al 4,8%. La possibilità di un’ulteriore modifica dei tassi da parte della Banca Centrale è, di conseguenza, molto bassa. La decisione, presa subito dopo il referendum, di una riduzione dei saggi dello 0,25% (per la prima volta dopo il 2009) ha favorito il comparto azionario. L'indice Ftse 100 ha registrato una crescita superiore al 22% nell’ultimo anno (grafico 7, pag. 70), dimostrandosi la migliore Borsa a livello europeo, anche grazie alla svalutazione della sterlina, che ha favorito le imprese legate alle esportazioni e le aziende con fatturato denominato principalmente in dollari.
 
Gli Etf che permettono di beneficiare del trend crescente registrato sin qui dal mercato azionario inglese sono numerosi, anche se la maggior parte esposti al rischio di cambio euro/sterlina.

Oltre alle classiche esposizioni verso gli indici principali, quali il Ftse 100 e il Ftse 250, vi è la possibilità di investire più nello specifico (vedi tabella 1): per esempio, nel segmento delle Large e Small Cap con due Etf di iShares. Sono presenti, inoltre, Etf con strategie più ricercate, come quella legata ai dividendi e ad altri fattori fondamentali, tramite il Source Ftse Rafi Uk Equity Income Physical Ucits Etf, che seleziona le società sulla base di indici di bilancio dal punto di vista reddituale e patrimoniale.
 
Per investire sull'azionario Uk con un livello di rischio (volatilità) minore rispetto al mercato (tradizionali benchmark market cap), sono disponibili il PowerShares Ftse Uk HighDividend LowVolatility Ucits Etf, che seleziona le 50 società quotate del Regno Unito con minor volatilità e maggiore dividendo, e l’Ossiam Ftse 100 Minimum Variance Ucits Etf, che si pone come obiettivo quello di minimizzare la varianza dei titoli selezionati, che dovranno presentare basse volatilità e correlazione.
 
Restando nell’ambito Etf Ucits, troviamo infine sui principali indici azionari Uk esposizioni coperte dal rischio cambio (Ubs Etf Msci United Kingdom Hedged Eur, disponibile anche in versione SRI) e a leva 2 long (Etfs Ftse 100 Leveraged Daily ZX Go Ucits Etf).
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