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Inizia una nuova era

22/11/2018

Inizia una nuova era

Dopo una battaglia più che decennale per il riconoscimento della figura del consulente finanziario indipendente, definito «autonomo» dalla normativa, è finalmente ai nastri di partenza l’Albo unico dei consulenti finanziari. Un albo articolato in tre sezioni: i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (gli ex promotori), le società di consulenza e, appunto, i consulenti autonomi. È un punto di arrivo importante e insieme l’inizio di una nuova fase nel mondo della consulenza finanziaria. È perciò di estremo interesse sentire alcune delle persone che hanno maggiormente lottato per arrivare all’attuale risultato. Tra queste Cesare Armellini, fondatore e presidente di Consultique e a capo di Nafop, l’Associazione italiana dei professionisti e delle società di consulenza finanziaria indipendente fee-only.

Presidente Armellini, come arriva l’intero settore della consulenza indipendente al tanto agognato avvio dell’operatività dell’Albo?

«Sicuramente è un momento di grande soddisfazione, per avere raggiunto un risultato importante, seppure con un enorme ritardo rispetto a quanto previsto inizialmente. Il punto di partenza è la possibilità, per tutti i professionisti che hanno lavorato in questa direzione, di potere finalmente operare in un contesto normativo che riconosce il loro ruolo. Accanto ai soggetti che negli anni si sono fatti portabandiera di questo settore, ci sarà l’occasione, per tutti coloro che desiderano avvicinarsi a questa professione, di riuscire a operare in maniera autonoma, mettendo il cliente al centro della propria attività, senza dovere mediare con interessi terzi».

Chi è oggi il consulente finanziario autonomo? Si può tentare un identikit di questa figura professionale relativamente nuova?

«La figura del consulente finanziario indipendente, sia essa intesa come persona fisica, sia come parte integrante di una società, va inserita nel novero delle professioni intellettuali. Come un commercialista o un avvocato, infatti, il consulente indipendente opera in assenza di conflitti di interesse, fornendo le proprie raccomandazioni e prestando un servizio che viene remunerato esclusivamente dal cliente. Il ruolo di questi professionisti consiste nell’accompagnare i propri assistiti in tutte le scelte di carattere patrimoniale, finanziario ed economico, permettendo così ai clienti di dedicarsi al proprio lavoro e alle proprie occupazioni. È importante ricordare che il consulente non entra in contatto con il denaro dei clienti, che rimane presso la banca o gli intermediari di loro fiducia, ma si limita ad agire come pianificatore patrimoniale, dando loro le raccomandazioni che ritiene più adatte».

L’avvio della Mifid II darà una spinta alla categoria? Vedremo ex promotori diventare consulenti autonomi?

«La maggiore trasparenza che richiede la normativa va di pari passo con i principi che portiamo avanti da diversi anni e una grande spinta in tal senso verrà dettata anche dall’impatto delle nuove tecnologie. Proprio l’attenzione verso la consapevolezza dell’investitore è uno dei punti focali sui quali un consulente lavora nel rapporto con il cliente. Operando in assenza di conflitto di interesse, si ha la possibilità di consigliare qualunque prodotto o strumento efficiente disponibile sul mercato. È chiaro che la riduzione dei margini che molti ex promotori hanno sperimentato negli ultimi anni potrebbe essere per loro un motivo ulteriore per affrancarsi dal proprio ruolo attuale e intraprendere un percorso diverso. Una scelta di questo tipo richiede la consapevolezza di chi affronta un lavoro nuovo, con diverse competenze acquisite negli anni che possono costituire un bagaglio importantissimo da portare con sé. Operare come consulente indipendente richiede grande attenzione per il servizio offerto, che non sposa esclusivamente logiche di vendita, e uno studio attento degli strumenti, ma permetterà a tutti i professionisti che sceglieranno questa strada di capitalizzare le esperienze e le relazioni sviluppate nei diversi anni di attività all’interno delle strutture tradizionali. Come per le altre professioni intellettuali, sarà poi la clientela a fare da metro di giudizio».

Che cosa serve per avviare uno studio di consulenza autonoma?

«L’avvio di uno studio non richiede accorgimenti diversi rispetto a quelli che muoverebbero un avvocato o un commercialista. Innanzitutto, è necessario inquadrare il proprio target di clientela e decidere se operare da soli o insieme con altri professionisti. Ci sarà chiaramente bisogno di una sede operativa e del materiale di lavoro, in particolare un computer e uno strumento che permetta l’attività quotidiana. Noi abbiamo sviluppato un software, Mifid 2 compliant, che consente una selezione attenta degli strumenti e che risolve molti obblighi di compliance, così da lasciare il consulente libero di concentrarsi esclusivamente sulla relazione con la clientela. Se consideriamo l’affitto di un ufficio, le utenze, l’organizzazione del materiale e degli strumenti di lavoro, un professionista può essere operativo con costi pari ad alcune migliaia di euro all’anno».

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