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La pensione di scorta vince il duello

30/09/2019

Meglio un fondo chiuso o un piano di investimento indi- viduale? Meglio un fondo pensione o un accantonamento a rate in un Etf? Mettiamo su una pedana per sfidarsi a duello i protagonisti della previdenza integrativa che può aiutar- ci ad «allargare» la stretta pensione pubblica che aspetta noi (ma soprattutto chi verrà dopo di noi) e vediamo chi vince.

Nel nostro sistema ci sono diverse pensionistiche complementari: il fondo pensione aperto, il fondo chiuso e il piano individuale pensionistico (Pip o Fip). Poi c’è sempre l’opzione di mettere via i soldi investendo in un veicolo non previdenziale, come un piano a rate in un fondo comune. Più rischi, più rendimenti, nessuna agevolazione fiscale. Prima si inizia a versa- re nella previdenza integrativa, 

invece, maggiori saranno i benefici fiscali. Queste sono le regole dei duelli, realizzati con la collaborazione di Consultique, che troverete in questa pagina. Tra costi e rendimenti offerti, i prodotti non sono tutti uguali.

Se consideriamo il profilo di un lavoratore tipo, per esempio un uomo 35enne che ha appena iniziato a lavorare, con un reddito annuo lordo di 30 mila euro, il tasso di sostituzione al momento del pensionamento sarà di appena il 60% circa (l’ipotesi tiene conto di un’inflazione al 2% e di una crescita dei redditi futuri del 2% oltre il costo della vita). Questo cosa vuol dire? Che tra il suo ultimo stipendio e il primo assegno Inps ci sarà un buco del 40%. Nell’esempio in questione, Consultique ha stimato che rispetto all’ultimo reddito lordo annuo percepito, 55.428 euro (34.141 euro netti), si andrà in pensione con un lordo di 26.589 euro, pari a un netto di 20.447. In soldoni, dunque, si perdono circa 13.500 euro l’anno, per un introito mensile più basso di circa 1.100 euro. Un gap che non permetterà al pensionato di mantenere lo stesso tenore di vita che aveva in età lavorativa. Ma questo vuoto può essere colmato, almeno in parte, aderendo a una qualche forma di previdenza integrativa, che permetterà di innalzare il tasso di sostituzione. Di quanto, dipenderà dalle scelte contributive. Per fare un esempio, lasciando il Tfr in azienda e versando annualmente il massimo deducibile fiscalmente (5.164,57) si potrà andare in pensione con un tasso di sostituzione del 75%. Ma contribuendo anche con la liquidazione, e scegliendo la via del fondo chiuso, che prevede un versamento aggiuntivo da parte del datore di lavoro, si potrà arrivare fino al 90%. Si potrebbe pensare di utilizzare il Tfr come cuscinetto, lasciandolo in azienda e accontentandosi della sua rivalutazione certa (1,5% maggiorato del 75% dell’inflazione).

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