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Mediobanca high yield e i rischi dei fondi a cedola

18/03/2019

Mediobanca high yield e i rischi dei fondi a cedola
Ho ricevuto dalla banca presso la quale ho un conto di deposito una comunicazione in cui si avvisa che: dalla competenza e dalla forte specializzazione di Mediobanca Sgr (società che appartiene alla galassia del medesimo gruppo azionista di CheBanca!), nasce una soluzione che permette di investire in strumenti obbligazionari high yield: Mediobanca High Yield Credit Portfolio 2025.Mediobanca High Yield Credit Portfolio 2025 è un fondo obbligazionario a scadenza che ha l’obiettivo di ottimizzare il rendimento in un orizzonte temporale di 6 anni e di distribuire una cedola annuale per i primi 5 anni. Faccio presente che il conto deposito è intestato a mia madre 83enne e mi chiedo se tale prodotto sia adatto, tenuto conto anche dell’età.

Il fondo segnalato dal lettore (Mediobanca High Yield Credit Portfolio 2025) è un esempio dei cosiddetti “fondi a cedola”. «Il meccanismo di questi fondi mira a replicare il funzionamento di un titolo obbligazionario, avendo una scadenza definita (in questo caso il 1° settembre 2025) e distribuendo una cedola annuale di importo predefinito – spiega Giuseppe Romano di Consultique –. Le società di gestione negli ultimi anni hanno proposto questo tipo di fondi per cercare di avvicinarsi alle richieste degli investitori cassettisti che in passato erano abituati a comprare titoli di Stato che garantivano cedole interessanti». Negli ultimi anni, da quando la Bce è stata costretta ad azzerare i tassi di interesse per sostenere l’economia dell’Eurozona, nonostante lo spread elevato i rendimenti dei titoli di Stato si sono ridotti in maniera significativa e quindi l’industria del risparmio gestito ha cercato di creare strumenti che potessero risultare appetibili. «Bisogna però chiarire che non vi è alcuna garanzia sulla restituzione del capitale investito alla scadenza; vale a dire che se i bond sottostanti, nei prossimi anni, dovessero andare in senso negativo c’è la possibilità di subire delle perdite alla scadenza del fondo», spiega Romano. Per quanto riguarda le cedole distribuite (che ammontano al 2,5% lordo per le classi L e M e al 3% lordo per la classe C), se il flusso effettivo cedolare delle obbligazioni sottostanti il fondo non riuscissero a coprire interamente l’ammontare cedolare promesso, la distribuzione potrebbe costituire non un interesse ma una restituzione parziale del capitale investito. «Vi è poi da considerare il tipo si strumenti in cui il fondo andrà a investire che, come si intuisce dal nome e come specificato nel prospetto e nel Kiid, saranno obbligazioni governative oppure societarie di tipo high yield», aggiunge il consulente indipendente. L’high yield è il segmento che ricomprende le obbligazioni con merito di credito inferiore a BBB-, spesso chiamate “Junk Bond” (titoli spazzatura) oppure “non Investment Grade” (speculativi). Se approcciato in maniera diversificata e per una quota ragionevole del portafoglio, questo segmento di mercato può rivelarsi molto interessante, ma bisogna comunque considerare che è molto più rischioso dei titoli di Stato (anche di quelli italiani che hanno un rating al limite dell’investment grade). L’ultima considerazione riguarda i costi annui del fondo che sono dell’1,14%, un importo che non è elevato ma nemmeno basso rispetto ai fondi della categoria high yield. Verrà invece applicata una commissione dell’1% se si decidesse di disinvestire nel corso dei primi 5 anni. In effetti per la mamma 83enne l’investimento non è indicato.


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