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MONDOINVESTOR: Cosa succede se perdiamo il controllo dell'inflazione?

11/03/2020

MONDOINVESTOR: Cosa succede se perdiamo il controllo dell'inflazione?

COSA POTREBBE SUCCEDERE SE PERDESSIMO IL CONTROLLO DELL’INFLAZIONE?

Il clima d’incertezza legato all’andamento dell’inflazione Usa può essere controllato con Etf su bond inflation linked e che espongono al "tasso d’inflazione di pareggio"

“Al mattino temo che non arriveremo mai ad un tasso di inflazione del 2%. Dobbiamo fare qualcosa. Nel pomeriggio penso: cosa succede se la relazione non fosse lineare? Cosa potrebbe succedere se perdessimo il controllo delle aspettative di inflazione e se ciò determinasse un superamento l’obiettivo?”. La battuta di Katia Peneva, membro del Board della Federal Reserve, riassume il clima di incertezza legato all’andamento dell’inflazione negli Stati Uniti, ma il concetto continua ad essere teoricamente valido anche nell’eurozona. Peraltro, se tale variabile rappresenta una vera incognita nella strutturazione di una politica monetaria adeguata al contesto economico da parte delle Banche Centrali, lo è ancor di più nel processo di costruzione di una asset allocation e di identificazione dei rischi a cui un portafoglio è esposto. È innegabile, infatti, che il clima di bassa inflazione o di deflazione registrato negli ultimi sei anni abbia abituato gli investitori a dare meno peso alle conseguenze derivanti da un rialzo del tasso di inflazione. Un improvviso ed inaspettato, giudicando il consensus di mercato, rialzo dell’inflazione al di sopra del 2% potrebbe causare sicuramente una certa volatilità sui mercati azionari.
Gli ETF possono adempiere, nel contesto precedentemente descritto, ad una funzione di protezione del portafoglio da possibili shock inflattivi. Gli strumenti presenti su Borsa Italiana legati all’inflazione sono infatti diversi, il numero di strumenti quotati è cresciuto negli ultimi due anni arrivando a toccare attualmente ventidue strumenti e meritano pertanto un approfondimento. Il gruppo più corposo è composto da ETF replicanti di indici di obbligazioni inflation-linked, ovvero bond governativi che, essendo indicizzati al tasso di inflazione, garantiscono un rendimento reale. Tale investimento è raggiungibile attraverso strumenti che investono in titoli di debito governativi principalmente della zona euro, in bond emessi dal governo degli Stati Uniti (TIPS) o, in alternativa, in panieri di obbligazioni emessi da diversi governi di Paesi sviluppati che proteggono dall’inflazione. Nel momento in cui si prende la decisione di investire in uno strumento inflation-linked è necessario analizzare il tasso di breakeven al quale si prende posizione. Si tratta cioè del tasso di inflazione medio per un determinato periodo di tempo che permette di ottenere prospetticamente lo stesso rendimento tra titoli indicizzati e non indicizzati a parità di ogni altra condizione. Tale valore è attualmente pari a 1,66% negli Stati Uniti considerando le scadenze a dieci anni, mentre risulta pari rispettivamente a 0,67% e 0,96% sui titoli italiani e tedeschi, sempre considerando un orizzonte decennale. Qualora si ritenga possibile che l’inflazione mediamente nei prossimi dieci anni sarà superiore a tali valori o si voglia proteggere il portafoglio da tale possibilità si possono considerare gli strumenti a cui si è fatto precedentemente menzioni. Alcuni tra questi, inoltre, offrono la possibilità di coprire dal rischio di cambio nei confronti delle obbligazioni TIPS emesse in dollari e nei confronti del paniere di obbligazioni globali con valuta diversa dall’euro. Questi strumenti replicano una pluralità di benchmark: il principale è l’indice Bloomberg Barclays € Inflation Linked, pur tuttavia non trattandosi dell’unico indice rappresentativo replicato dato che è possibile esporsi anche sul EuroMTS Inflation Linked Investment Grade che copre l’intera curva e il Markit iBoxx Euro Inflation Linked che, rispetto al precedente, presenta una duration più elevata.
Un’alternativa di investimento che permette di esporsi alle aspettative di inflazione è rappresentata da quei strumenti che replicano sinteticamente il valore di breakeven che, come già detto, rappresenta il differenziale tra il rendimento nominale di un titolo obbligazionario e il rendimento reale dello stesso. Questi strumenti si caratterizzano, a differenza degli ETF a cui si è fatto precedentemente menzione, di una duration pressoché nulla, quindi elimina il potenziale effetto negativo legato ad un rialzo dei tassi. Per raggiungere tale obiettivo lo strumento assume una posizione lunga sui titoli inflation-linked e allo stesso tempo assume una posizione corta sul titolo obbligazionario privo di indicizzazione all’inflazione, ovviamente su scadenze simili. Questa categoria, in particolare, ha registrato gli ingressi di nuovi strumenti che offrono la possibilità di prendere una posizione inversa sulle aspettative di inflazione. Tali strumenti, infatti, inversamente da quanto descritto precedentemente prendono una posizione corta su un paniere di titoli indicizzati all’inflazione e una posizione lunga sui classici titoli di Stato. Attraverso tale meccanismo su Borsa Italiana sono disponibili strumenti che permettono di replicare il breakeven su entrambe le direzionalità sia relativamente ai titoli di Stato degli Stati Uniti sia in riferimento ai titoli di Stato della zona euro. In quest’ultimo caso rappresentato dagli strumenti Lyxor EUR 2-10Y Inflation Expectations ETF e Lyxor Inverse EUR 2-10Y Inflation Expectations ETF ci si concentrerà su titoli francesi e tedeschi.
 


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