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Polizze-Vita, intesa nella maggioranza - Ma la differenza sta nei costi

23/04/2004

Fonte: Plus, Il Sole 24 Ore; 23/04/2004

Secondo pilastro / Rendimenti a confronto
Ma la differenza sta nei costi

I diversi canali distributivi all'origine del forte divario

 Cesare Armellini

I prodotti previdenziali di qualsiasi tipo sono gestiti dagli stessi soggetti che operano sul mercato (banche, Sgr, compagnie di assicurazioni). Pertanto le differenze da ricercare tra i diversi prodotti non sono principalmente nei rendimenti ma nel costo del canale distributivo.

I rendimenti medi netti dei fondi pensione aperti negli ultimi cinque anni (unico dato disponibile per la breve vita dei fondi di nuova costituzione) sono risultati inferiori alla rivalutazione del Tfr (trattamento di fine rapporto), fissata per legge al 75% dell'inflazione calcolata dall'Istat più l'1,5 per cento. Le performance hanno evidentemente risentito delle turbolenze dei mercati azionari che hanno caratterizzato gli anni scorsi. Lo stesso discorso vale per i pip (piani individuali di previdenza) la cui storia è ancora più recente (1^ gennaio 2001). Come si evidenzia nella tabella qui a fianco, i costi che ricadono sui singoli prodotti sono influenzati dal canale distributivo: per i fondi chiusi i costi sono estremamente contenuti, per i fondi pensione aperti in parte più elevati mentre per i Pip il canale distributivo più oneroso è la causa di un livello di costi estremamente pesante. Il rendimento reale è l'unico elemento di garanzia per il futuro pensionato. In presenza di un tasso di inflazione atteso del 2% e rendimenti del mercato finanziario contenuti, i prodotti con costi medi superiori al 3-4% (come i pip) erodono il potere d'acquisto compromettendo la futura integrazione pensionistica.

Da notare che il beneficio fiscale consiste nella deducibilità del premio nella misura del 12% del reddito complessivo, per un importo massimo di 5.164,57 euro. Ma si ricorda che in fase di erogazione del capitale e della rendita integrativa i premi versati e dedotti saranno assoggettati all'aliquota Irpef marginale: si tratta quindi di un semplice differimento d'imposta.

Di fondamentale importanza è il concetto che ogni beneficio fiscale ricade sui conti dello Stato, e quindi sulla collettività.

Ma a chi va realmente questo beneficio fiscale? Come è già avvenuto per le polizze tradizionali con la famosa e vecchia detrazione d'imposta, si assiste di fatto con i pip a un trasferimento del beneficio fiscale dal risparmiatore alle compagnie, tramite l'applicazione di maggiori costi. La normativa in esame in Parlamento continuerà su questa strada?

Infine, a incidere ulteriormente sui rendimenti sono i costi che ricadono sui coefficienti di conversione in rendita, spesso trascurati o di difficile interpretazione per il risparmiatore. Questi hanno invece un'importanza notevole dato che andranno a incidere sulla rendita vitalizia erogata.

In un mercato dove la domanda viene dominata dall'offerta a causa della complessità non solo del problema previdenziale ma soprattutto da prospetti informativi troppo tecnici e complessi, il risparmiatore è costretto a fidarsi di operatori di vendita con conflitti di interessi palesi e budget da raggiungere. Nei paesi anglosassoni si è affermata la figura di consulenti fee only, ossia remunerati solo a parcella e quindi liberi di fare realmente l'interesse del cliente.

- CESARE ARMELLINI, * Presidente Consultique -
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