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Portafoglio più stabile con gli ETF obbligazionari

08/03/2019

Portafoglio più stabile con gli ETF obbligazionari
Una pianificazione finanziaria come si deve non può prescindere da una importante componente obbligazionaria. Quando accade nelle scelte dei clienti dei consulenti finanziari in forza alle reti trova riscontro anche negli assistiti dei consulenti finanziari autonomi, gli ex consulenti indipendenti. Anche se gli strumenti scelti differiscono, fondi nel caso dei professionisti in forza alle reti, Etf per gli ex consulenti indipendenti. Come spiega a Investire Giuseppe Romano, direttore dell’Ufficio Studio di Consultique SCF

Dopo un 2018 disastroso per tutte le asset class, nel 2019 l’attenzione delle reti dei consulenti finanziari abilitati fuori sede si dirigono in particolare verso il mercato obbligazionario. Anche per i consulenti autonomi i bond avranno la priorità nelle pianificazioni dei clienti nel 2019?

La buona pianificazione non può limitarsi a una sola asset class. I “motori” di rendimento infatti spaziano dall’obbligazionario all’azionario – in tutte le diverse declinazioni geografiche e settoriali -, soprattutto per quei clienti che hanno obiettivi di medio lungo termine. L’elemento importante è sapere come affrontare i diversi scenari di mercato, prescindendo dalle previsioni economiche, sempre difficili. Un anno difficile per l’equity per esempio si può trasformare in un’opportunità per investire bene per obiettivi più lontani nel tempo. La parte obbligazionaria resta imprescindibile, essendo normalmente la componente di portafoglio più stabile e soggetta a minore volatilità.

Verso quale mercato obbligazionario conviene rivolgersi? Quello dei titoli di stato o il corporate?

A quello più ampio possibile. Ogni componente obbligazionaria ha il suo identikit: se il corporate ad alto rendimento è più affine alle esposizioni di rischio, quello dei titoli governativi può tornare a fungere da contrappeso e da elemento di decorrelazione.

È vero che nel 2018 c’è stata una certa convergenza delle asset class, ma detta anche da elementi eccezionali, come la frase di rallentamento economico e banche centrali “in ritardo” nel processo di rialzo tassi, che dovrebbero normalizzarsi. Sul fronte high yield le occasioni non mancano, esposizioni diversificate possono rappresentare un buon picking dopo i pesanti segno meno del 2018. Tra i governativi da segnalare la netta ripresa dei mercati emergenti, che beneficiano dei toni più accomodanti della Fed.

Con quale tipologia di prodotto? Singolo titolo, Etf o fondo obbligazionario?

La preferenza va sempre verso strumenti diversificati, tanto più se la fase attuale del ciclo economico è quella di una piena maturità, motivo per cui il rischio specifico può impattare maggiormente. Tra gli strumenti diversificati, ormai negli Etf si copre quasi ogni mattoncino delle micro-asset class obbligazionarie e sono tra gli strumenti da preferire. A meno ovviamente di non trovare fondi attivi e di qualità capaci di battere, con persistenza, il mercato.

Come comportarsi invece con l’azionario?

L’atteggiamento per il momento rimane costruttivo, in attesa di capire l’indirizzo economico soprattutto negli Stati Uniti. La sensazione è che, dopo anni di performance molto buone, il mercato abbia bisogno di una verifica sulla sostenibilità degli ultimi. L’approccio è quindi prudente, ma anche attento per approfittare, come avvenuto a fine 2018, di fasi di drawdown marcate. In termini di esposizioni, da preferire anche in questo caso quelle diversificate e globali, evitando scommesse specifiche.

L’asset class che sorprenderà nel 2019?

Probabilmente dire “volatilità” non rappresenta una sorpresa, ma è probabile che ci saranno fasi da montagne russe. Delle sorprese in positivo potrebbero essere il governativo americano, specie in uno scenario economico poco felice, o l’azionario emergente asiatico, troppo penalizzato nel 2018.


 
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