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Puntare sulla deflazione come asset decorrelato?

08/05/2014

Il rischio deflazione è in questo momento un elemento da non sottovalutare sia per gli investitori che per i policy maker.


Non lo stanno facendo sicuramente le banche centrali, ma per il momento le aspettive (unico elemento veramente trainante su questo fronte) non sembrano allinearsi nella maniera più adeguata.


Lo scenario è molto simile sia negli USA che in Europa, anche se è soprattutto nell'area della valuta unica che si sta riscontrando la peggiore tendenza in diminuzione nel tasso di crescita dei prezzi. In molti paesi: Grecia, Portogallo e Spagna le variazioni Y/Y del CPI sono negative già da qualche mese, mentre in altri paesi come Francia e soprattutto Italia (complice il calo dei consumi, la struttura del mercato del lavoro ed una generale scarsa flessibilità del tessuto economico) il rischio di una discesa in negativo delle variazioni dei prezzi diventa sempre più probabile anche nel breve termine.


A livello aggregato, dopo i picchi del 2011 negli USA al 4% e nella Zona Euro al 3%, l'inflazione al consumo è ferma rispettivamente all'1,5% e allo 0,5%.


La dinamica di fondo rimane comunque complessivamente disiflattiva in entrambe le aree.


Ad indebolire la fiducia di molti operatori sull'impossibilità di entrare nell'area della deflazione contribuiscono anche i dati sulla circolazione e l'offerta di moneta nel sistema economico americano e in quello dell'UE: gli aggregati monetari M1* per le due aree hanno avuto nell'ultimo anno un andamento negativo molto simile (salvo rifiatare YTD negli USA).


La moneta di fatto stenta a circolare, nonostante le immissioni di liquidità nel sistema finanziario siano state importanti sia negli USA (tramite i successivi QE) che nella Zona Euro (grazie soprattutto ai due LTRO).


La mancata circolazione di moneta è in questo senso uno dei principali elementi di pericolo che minaccia la corsa dei prezzi, essendo l'inflazione per la sua gran parte un elemento di carattere prettamente monetario.







Avere a che fare con la deflazione a livello di portafoglio può essere un elemento di difficile gestione.


Semplificando la realtà, l'investimento azionario nella sua generalità risente del rallentamento economico causato dal circolo vizioso della deflazione: calo dei prezzi, minore fatturato, taglio dei posti di lavoro, minori consumi e ulteriore spinta alla caduta dei prezzi. L'obbligazionario necessita in aggiunta di un bond picking molto oneroso visto il potenziale inasprimento degli spread di rischio legati alle incertezze sulla capacità dei debitori di rimborsare il proprio debito.


Le strade tradizionali di investimento soffrono per questo di particolari inefficienze nelle fasi deflattive e sono difficili da utilizzare per sfruttare il calo generalizzato dei prezzi.


Esistono però degli strumenti che cercano direttamente di replicare l'andamento della deflazione.


E' il caso di un ETN quotato negli USA che per ottenere questo risultato assume posizioni corte sui titoli di stato USA legati all'inflazione e posizioni lunghe sui titoli di stato USA a tasso fisso di medesima scadenza. L'obiettivo è quello di sfruttare l'adeguarsi delle aspettative di inflazione implicite nelle due differenti tipologie di strumenti: se le aspettative scendono gli inflation linked hanno una performance peggiore dei titoli nominali e viceversa nelle fasi con aspettative inflattive.


Lo strumento permette in questo modo di avere un'esposizione che negli anni si è dimostrata abbastanza decorrelata rispetto alle principali asset class, sia azionarie che obbligazionarie, con una discreta performance nell'ultimo anno di vita del prodotto.



 Sul mercato europeo non esiste ancora uno strumento di questo tipo, ma la strategia può essere facilmente replicata andando a shortare singoli bond inflation linked (e in questo caso le emissioni italiane rappresentano le più liquide) e contemporaneamente assumere posizioni long su singoli titoli a tassi nominali o strumenti diversificati come ETF di medesima scadenza dello strumento shortato.



* M1: comprende le banconote, le monete in circolazione e le attività finanziarie che possono svolgere il ruolo di mezzo di pagamento, ossia i depositi in conto corrente (bancari e postali).









 

 

 
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