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Scegli il portafoglio sugli Emergenti

16/07/2018

Scegli il portafoglio sugli Emergenti
Tra le sorprese in negativo sui mercati finanziari da inizio anno spicca sicuramente la performance degli Emergenti. Il bilancio è mediamente in rosso, sia dal lato dei bond che da quello dell’equity: sei mesi non sono un lasso di tempo per giudicare la bontà di un asset class, ma quanto sta avvenendo su questi mercati è una lezione importante.

Un mondo variegato 
Si tratta di una classe di investimento molto gettonata negli ultimi anni anche dai risparmiatori italiani, come evidenziano i dati sui flussi di investimento. È un mondo variegato che presentava e presenta fondamentali interessanti in un contesto globale di rendimenti a zero e Borse “tirate” in termini di valutazioni. È però di un segmento decisamente volatile e non adatto a tutti i profili di rischio. E soprattutto vanno ben ponderate all’interno di un portafoglio ben diversificato.
La sensazione è che nelle ultime settimane molti risparmiatori siano in fibrillazione per quanto sta accadendo su questi mercati anche per scelte non sempre coerenti. Indicativo l’aneddoto raccontanto da Fabrizio Taccuso, consulente finanziario indipendente. «Nei giorni scorsi - spiega Taccuso - ho ricevuto una mail da un investitore che denunciava una perdita di 30mila euro per un bond in lire turche e chiedeva aiuto per recuperare le perdite. Quando gli ho chiesto a quanto ammontasse il suo patrimonio, mi ha risposto 100mila euro con un profilo di rischio moderato. Ecco questo è un caso che risponde più a una scommessa che a una strategia di investimento».

Diversificare al massimo 
L’esperto sconsiglia sempre categoricamente di acquistare singoli titoli soprattutto in un segmento come gli emergenti. «Bisogna diversificare sempre con fondi ed Etf - continua Taccuso - e riteniamo che in questo campo i fondi possano fare meglio grazie alle strategie più attive (si veda articolo nell’altra pagina, ndr). In questo momento non abbiamo asset emergenti per i nostri clienti, ma vista la correzione possiamo cominciare a farli acquistare dilazionando gli ingressi in più tranche come fosse un piccolo piano di accumulo. Non andrei oltre il 10% dell’intero portafoglio in una fase come questa dove in caso di risk off gli emergenti sono i primi a soffrire anche in termini di maggiore volatilità». 
La regola numero uno è sempre quella di puntare sulla massima diversificazione e solo in caso di un portafoglio con ampie dotazioni si possono selezionare le aree degli emergenti su cui esporsi maggiormente.

Occhio all’orizzonte temporale 
Ogni scelta di investimento va sempre ponderata con l’orizzonte temporale. In un’ottica di medio e lungo termine quanto sta avvenendo sugli emergenti potrebbe rappresentare anche un’opportunità, senza mai dimenticare un peso equilibrato in portafoglio. «Le tensioni degli ultimi mesi sugli emergenti - commenta Roberto D’Addario, consulente finanziario indipendente - possono diventare un’occasione di investimento in un’ottica di medio e lungo termine. Questi asset non possono essere valutati negli ultimi 5 o 6 mesi. Chi oggi avesse in portafoglio il 5-10% di strumenti azionario od obbligazionario legati agli emergenti potrebbe incrementare la posizione arrivando ad accumulare a mio avviso non oltre il 20%». 
L’esperto sottolinea come in futuro la crescita economica è attesa da queste aree e quindi possono rappresentare un’opportunità di medio e lungo termine ogni qual volta ci sono correzioni significative come nella fase attuale. «La strategia - conclude D’Addario - è sempre quella di creare una sorta di piano di accumulo».

Poco adatto a profili prudenti 
Per Consultique l’esposizione sugli emergenti deve essere nulla per chi ha un profilo di rischio prudente, perché sia a livello equity che a livello di bond si tratta di asset class rischiose. «Anche in presenza di una profilo di rischio più aggressivo - spiega Piermattia Menon, analista Consultique - l’esposizione non dovrebbe superare il 15% del portafoglio, sia per bond che per equity, tenendo conto a livello obbligazionario la distinzione tra emissioni in valuta locale e in hard currency, vale a dire il dollaro Usa, prediligendo queste ultime». Per quanto riguarda il segmento obbligazionario è difficile investire in aree specifiche in maniera diversificata. L’Asia può apparire meno rischiosa anche se ora è sotto i riflettori per il tema dazi mentre su altri fronti alcuni fattori di tensione politici creano allarme come ad esempio in Ucraina oppure in Turchia. Grande prudenza intorno al Sud America anche sul lato equity


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