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Se l'investitore paga al consulente solo una parcella

01/02/2007

Niente vendita di prodotti,niente commissioni o provvigioni.Il 17 gennaio scorso il Parlamento ha recepito la direttiva europea che regola l’attività di consulenza indipendente in materia di investimenti.Entro novembre sarà isitutito presso la Consob un albo dei professionisti abilitati.E’ una svolta.Che però sul mercato c’è già.

Dà consigli su come investire, ma non vende fondi o gestioni. Analizza la situazione patrimoniale, definisce l’asset allocation più opportuna per il patrimonio, ma non è un private banker. Sceglie, insieme al cliente, il mutuo più conveniente, ma non è un funzionario di banca. Supporta le imprese nella gestione finanziaria, ma non è un consulente aziendale. È il consulente finanziario indipendente, o “fee-only”, “a parcella”, “senza conflitto di interessi”

UN ASSETTO PER LA PROFESSIONE Tante definizioni per una professione che solo oggi si avvia a conquistare un proprio assetto legislativo. Il 17 gennaio scorso, l’approvazione da parte del Parlamento della Direttiva europea sui servizi di investimento Mifid (Market in financial instruments directive) ha segnato il primo passo verso un riconoscimento formale dell’attività, che approderà, entro il prossimo novembre, alla istituzione di un albo, tenuto presso la Consob (Commissione nazionale per le società e la Borsa), dei professionisti abilitati. Ma a che serve una nuova figura professionale, in un Paese dove esistono già 65 mila promotori finanziari? In realtà il ruolo del consulente indipendente è diverso, anche se la figura del promotore tradizionale sta cambiando e aumentano le esperienze di consulenza a parcella anche tra le reti di distribuzione di prodotti finanziari (vedere gli articoli seguenti).  La prima, fondamentale differenza, sta proprio nell’indipendenza: non ha legami con banche, Sim (Società di intermediazione mobiliare) o compagnie assicurative, non vende i loro prodotti, e quindi non incassa provvigioni o commissioni. È pagato esclusivamente dal cliente che si avvale dei suoi servizi come di quelli di un avvocato o un commercialista, sulla base di un contratto di consulenza. E che continuerà a operare con la sua banca di fiducia. Una definizione esauriente l’ha data la Consob qualche tempo fa. L’attività di consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari consiste, precisa la Commissione “nel fornire al cliente indicazioni utili per effettuare scelte di investimento e nel consigliare le operazioni più adeguate, in relazione alla situazione economica e agli obiettivi del cliente”. Esiste quindi “un rapporto bilaterale e personalizzato fra il consulente e il cliente, fondato sulla conoscenza degli obiettivi diinvestimento e della situazione finanziaria del cliente stesso, così che le indicazioni siano elaborate in considerazione della situazione individuale dello specifico investitore; il consulente è indipendente rispetto agli investimenti consigliati e non ha limiti per quanto riguarda gli investimenti da consigliare; l’unica remunerazione percepita dal consulente è quella pagata dal cliente”, perché il servizio è prestato unicamente nel suo interesse. Cosa significa questo nella pratica? «Il servizio principale è la pianificazione patrimoniale», spiega Cesare Armellini, presidente e fondatore di Consultique, il primo network di consulenti finanziari indipendenti e della Nafop, neocostituita associazione di categoria. «Ciò significa comprendere l’intera situazione del cliente, che è il punto di partenza per individuare il suo profilo di rischio, e quindi realizzare un’asset allocation adeguata».  Poiché però il cliente ha già investimenti in essere, molto probabil
mente nel risparmio gestito, il punto di partenza, nella pratica, sono i prodotti che ha in portafoglio. «Il lavoro inizia dall’analisi dei prodotti, e dalla valutazione di quella che chiamiamo la parcella occulta, prosegue Armellini. «Abbiamo calcolato che, in media, questa si aggira sul 3/3,5% del patrimonio. Si tratta di una parcella occulta perché, anche se per esempio i fondi di diritto italiano dichiarano il  Ter – Total expense ratio, che dovrebbe indicare il costo complessivo dell’investimento, da questo restano fuori, tanto per cominciare, i costi di compravendita dei titoli che compongono il portafoglio. E i fondi italiani rigirano i titoli in portafoglio tre volte più spesso di quelli statunitensi».


RIDURRE I COSTI
Primo obiettivo del consulente finanziario è dunque ridurre i costi che gravano sul patrimonio investito. Perché, mediamente, i risultati non giustificano una spesa del genere. «Da una ricerca che abbiamo




Le leggi che regolano la consulenza indipendente oggi
La nascita dei consulenti indipendenti in Italia corrisponde con il decreto EuroSim del 1996. Fino ad allora l’attività di consulenza era infatti riservata alle società di intermediazione mobiliare autorizzate; il decreto, e il successivo testo unico della finanza, nel 1998,  hanno liberalizzato l’attività di consulenza; la consulenza finanziaria è diventata un’attività libera, che chiunque può rendere al pubblico degli investitori. Ed è disciplinata esclusivamente dalle norme del codice civile che regolano l’attività dei prestatori d’opera (vedere tabella). Oggi il recepimento della direttiva Mifid (Market in financial instruments directive) modifica nuovamente il quadro, disciplinando la consulenza finanziaria che, da servizio accessorio, diviene servizio d’investimento. Il suo esercizio non sarà più libero, ma sottoposto a una autorizzazione,  “per via – spiega la direttiva – della sempre maggiore dipendenza degli investitori dalle raccomandazioni personalizzate”. L’autorizzazione, e la conseguente iscrizione a un albo che sarà tenuto dalla Consob, che dovrà ora disporre i relativi regolamenti, possono essere ottenute da persone giuridiche, con un capitale di almeno 50 mila euro, o da persone fisiche, purchè stipulino una polizza con copertura assicurativa di almeno 1,5 milioni di euro all’anno.
 
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