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Tutto è pronto, ormai, per una “piccola” rivoluzione nella gestione degli investimenti

19/10/2018

Tutto è pronto, ormai, per una “piccola” rivoluzione nella gestione degli investimenti
Entro il primo dicembre, il nuovo Albo unico dei consulenti finanziari, che include anche quelli indipendenti (“autonomi”, secondo la normativa) sarà operativo. MondoInvestor ha incontrato Giuseppe Romano, direttore dell’Ufficio Studi e Ricerche di Consultique, società leader in Italia nella analisi e consulenza finanziaria indipendente, per conoscere gli effetti della nuova Direttiva MiFID II, anche nell’industria degli Etf, e le opportunità offerte dall’attuale contesto di mercato.

Quale sarà, secondo voi, l’impatto di MiFID II sulle attività del consulente indipendente?

La nuova Direttiva europea ha portato all’introduzione formale del concetto di consulenza finanziaria su base indipendente, che rappresenta un ottimo punto di svolta nel sistema della gestione del risparmio italiano dominato dalle banche e sicuramente una forte spinta all’attività dei consulenti finanziari indipendenti, che già da diversi anni hanno portato avanti l’obiettivo di maggiore tutela per l’investitore. Il tema centrale resta, tuttavia, quello dei costi: gli studi e l’esperienza pratica ci dicono che la maggioranza degli investitori non sono a conoscenza dei costi applicati al servizio d’investimento, che abbiamo sempre definito come una parcella occulta. Con l’emissione dei primi documenti sulla rendicontazione dei costi ex ante, diversi investitori legati al canale bancario o a promotori ci hanno contattato, anche solo per chiederci maggiori informazioni sui costi pagati. Prevediamo, tra l’altro, che questo trend aumenterà con l’invio a regime dell’informativa sui costi annuali a tutti coloro che intrattengono un rapporto continuativo con l’intermediario. Una figura come il consulente finanziario indipendente, che ha sempre fatto della trasparenza il proprio obiettivo di business, può chiaramente divenire un punto di riferimento per l’investitore, che si ritrova a prendere coscienza di un costo che ha sempre pagato, ma di cui non aveva cognizione, e conseguentemente riuscire ad allargare la fetta di mercato coperta dalla consulenza indipendente. Tutto questo porterà a una polarizzazione dell’offerta sul mercato della consulenza finanziaria: da un lato le banche e le reti distributive, che continueranno ad operare secondo un modello di business tradizionale, basato su commissioni e incentivi, e dall’altro consulenti indipendenti e società di consulenza finanziaria fee only.

Con l’avvio dell’Albo, quali nuove prospettive si aprono ai consulenti indipendenti?

L’avvio dell’Albo dei consulenti finanziari risulta essere un altro momento molto importante in questo 2018, considerato che lo si attendeva da dieci anni. Con l’applicazione della prima Direttiva MiFID, in Italia si è tentato di bloccare la consulenza indipendente, riservandola solo alle banche e alle reti distributive e, di fatto, impedendo l’esercizio della professione a molti giovani che avrebbero voluto intraprendere questa strada. Ora siamo in un periodo ancora transitorio in cui verranno raccolte le domande da parte di coloro che esercitavano la consulenza finanziaria già prima dell’ottobre 2007. La data di avvio ufficiale dell’Albo sarà, poi, il primo dicembre e da quella data in poi tutti coloro che puntano a svolgere la professione di consulente finanziario o che vogliano costituire una società di consulenza finanziaria, e che rispettano i requisiti richiesti, potranno procedere con la domanda di iscrizione all’Albo. Con la nascita dell’Albo, finalmente, il consulente finanziario indipendente può, a tutti gli effetti, essere paragonato ad altre figure professionali. Si potrà, anzi, assistere alla creazione di studi professionali associati, in cui le diverse conoscenze e competenze coprono a tutto tondo le richieste e gli interessi del cliente.

Le peculiarità dell’Etf lo hanno reso lo strumento principe del consulente indipendente: quando è preferibile ricorrere ad altri prodotti d’investimento?

Per il consulente indipendente, i prodotti finanziari sono un mezzo per raggiungere gli obiettivi fissati col cliente e per declinarne la propensione e la tolleranza al rischio. In sostanza, per chi fa consulenza al di fuori della logica bancocentrica, l’universo investibile è rappresentato da tutti gli strumenti finanziari disponibili e la scelta deve improntarsi a criteri di oggettività, in primo luogo costi ed efficienza. L’Etf, da sempre, è stato il mattoncino principale nella costruzione dei portafogli dei clienti dei consulenti indipendenti, per la sua facilità di utilizzo, la trasparenza, i bassi costi di replica del sottostante. In questo modo, ci si concentra sulla scelta delle micro e delle macro asset class, più che sul singolo prodotto. L’Etf, inoltre, garantisce una efficace diversificazione degli investimenti, prestandosi ormai a coprire quasi tutte le asset class d’investimento. Dove l’Etf non arriva (ad esempio, su alcune nicchie di mercato o per strategie particolari non tradizionali), la scelta può ricadere nei fondi d’investimento o nei certificati. Per i primi vale una semplice regola: la gestione attiva deve ripagare i maggiori costi del prodotto, in maniera persistente nel tempo. Se questo non avviene, la gestione passiva è preferibile, perché meno costosa e più performante nel lungo periodo. I certificati, invece, sono strumenti più complessi: permettono strategie più strutturate (oltre che una certa efficienza fiscale), ma ne vanno attentamente valutati i costi e i diversi payoff nei vari scenari. Da non dimenticare, ovviamente, la gestione della liquidità: il conto deposito rientra a far parte degli strumenti opzionabili nella fase di consulenza, a patto di effettuare un controllo adeguato sulla solidità finanziarie e patrimoniale dell’istituto di credito. In un’ipotetica torta degli strumenti utilizzati dai consulenti indipendenti, gli Etf rappresentano la parte più preponderante e spesso maggioritaria, il resto viene diviso tra gli altri strumenti d’investimento.

Quali opportunità e rischi individuate nell’attuale contesto di mercato?

Il 2018 si sta rivelando un anno diverso dal precedente, con elementi di rischio che hanno investito le diverse asset class fin da gennaio. La correzione, dopo la lunga corsa del 2017, ha di fatto terminato una salita quasi ininterrotta dei vari indici, ma solo quelli americani, successivamente, sono riusciti a mantenere il trend rialzista e mettere a segno le migliori performance. Deludente, invece, l’anno per molti indici azionari: l’Europa fin da subito ha perso momentum rispetto ai mercati americani, appesantita da diversi fattori di rischio (Brexit, fragilità dell’Unione Europea, misure protezionistiche da parte del governo americano). In particolare, il mercato italiano ha subito i forti contraccolpi per l’incertezza politica e, soprattutto, per le intenzioni del nuovo governo in materia di politica economica, fattori che hanno indebolito l’azionario Italia (in particolare, i titoli finanziari). A doppio filo, inoltre, è tornata volatilità sui titoli di Stato, con un netto rialzo dei rendimenti, causati dai timori sulla sostenibilità del debito pubblico. Altra musica, come detto, negli Usa: il buon andamento economico ha permesso alla Fed di continuare il percorso di rialzo tassi, elemento che ha rafforzato il dollaro e, contemporaneamente, mandato ko le valute ed il debito emergente. Tra le materie prime, è debole l’oro (a causa della forza del dollaro), mentre il petrolio è tornato a esprimere una buonatendenza rialzista. Questi mesi di fine 2018 vedono diversi eventi chiave da ponderare nelle proprie scelte: la reazione dei mercati alle decisioni economiche del Governo italiano, l’esito delle elezioni di Midterm negli Usa e l’evoluzione della crisiin Turchia e Argentina. Fasi di volatilità possono rappresentare punti di picking, sia in ambito obbligazionario che azionario, per un posizionamento (magari attraverso diverse tranche) su punti favorevoli. L’azionario globale, infatti, può ancora esprimere una tendenza rialzista, mentre sull’obbligazionario si potrebbero rinvenire opportunità finora assenti, visto il basso livello dei rendimenti dopo i vari quantitative easing delle Banche Centrali.
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