Great resignation e consulenza finanziaria indipendente: un legame a doppio filo

29/09/2022

Great resignation e consulenza finanziaria indipendente: un legame a doppio filo

Con “Great Resignation” si intende il fenomeno che vede un elevato (e sempre maggiore) numero di persone lasciare volontariamente il proprio posto di lavoro.

Esploso negli Stati Uniti, il fenomeno delle grandi dimissioni ha avuto un forte impatto anche in Italia: nel primo semestre del 2022 sono stati registrati più di 1 milione di casi (Osservatorio sul precariato dell’Inps). Le dimissioni volontarie interessano per la maggior parte la popolazione con fascia d’età compresa tra i 26 e 35 anni e impiegata in determinati settori come ICT, Finance e Servizi (Osservatorio HR del Politecnico di Milano). Oltre alle ragioni economiche, dietro la scelta di lasciare il proprio lavoro hanno sempre più peso il desiderio di un maggior equilibrio tra lavoro-vita privata e la ricerca di una professione che permetta di sentirsi realizzati e liberi di avere un impatto positivo sulla società.

Un’altra ragione rilevante è il venir meno del senso d’appartenenza per l’azienda per cui si lavora: il discostamento dell’etica e dei valori personali da quelli aziendali rappresenta un fattore critico.  

La rilevanza di tutti questi aspetti aiuta, insieme ai trend di mercato, a spiegare la forte crescita del numero di consulenti finanziari indipendenti e delle società di consulenza finanziaria indipendente, che oggi ha superato quota 600 soggetti iscritti all’albo OCF.

*Affari&Finanza di Repubblica, 12 settembre 2022

La possibilità di poter svolgere il proprio lavoro senza vincoli o budget di vendita e il work-life balance sono tra le motivazioni che spingono sempre più consulenti di banche e reti ad interessarsi ed a entrare nel mondo della consulenza finanziaria indipendente, lasciando il posto fisso/il mandato presso l’intermediario.

Ovviamente anche l’evoluzione che sta avendo il sistema finanziario tradizionale contribuisce alla forte crescita della categoria dei consulenti finanziari indipendenti: come recentemente riportato dal Sole 24 Ore, le commissioni su investimenti/collocamento di prodotti rappresentano la voce di ricavi preponderante per banche e reti, con una progressiva incidenza sul business e conseguente pressione al raggiungimento di tale obiettivo che è destinata a salire sempre di più. Il 47% dei ricavi delle banche è rappresentato dalle commissioni, nel 2007 era pari al 36%.

*Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2022

Il non dover mediare gli interessi dei propri clienti con quelli della mandante risulta probabilmente il fattore principale che spinge questi professionisti a diventare autonomi, staccandosi dall’intermediario. E quello che da molti è ancora oggi considerato come un “sogno”, è realtà.

Il passaggio a consulente finanziario indipendente, infatti, non è (e non deve essere) un “salto nel buio”, ma bensì il risultato di una pianificazione dei vari step necessari all’avvio della propria attività imprenditoriale.

Innanzitutto, è fondamentale avere un quadro chiaro e completo dello stato dell’arte attuale della consulenza finanziaria indipendente non fermandosi al “sentito dire”, soprattutto se da soggetti che indipendenti non sono.

Una volta pienamente consapevoli di operatività, adempimenti, tempistiche, piattaforme informatiche/supporto disponibili, servizi che possono essere offerti … si passa alla pianificazione dello start-up e relativa analisi della sostenibilità economica del business. Oggi sul mercato sono disponibili tutti i servizi e tutti gli strumenti necessari ad offrire ai propri clienti il un servizio di pianificazione patrimoniale completo, indipendente ed alto valore aggiunto: basta sapere dove cercarli.

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