20/07/2022

Il Melo | Scegliere il Fondo Pensione

 

In un contesto in cui il lavoratore, sia dipendente che autonomo, sta sempre più prendendo consapevolezza della necessità di crearsi una pensione integrativa a quella pubblica, è fondamentale capire quale strumento utilizzare. Da un’analisi sui fondi pensione disponibili condotta dal nostro giornale in collaborazione con CFO SIM Cles e Consultique, emergono delle interessanti considerazioni che spesso pochi sanno o non considerano, ma che se sviluppate su di un contesto reale fanno raddrizzare i capelli. Mi riferisco in particolare al fatto che sul campione di lavoratori da noi consultati, ben 8 su 10 non hanno mai confrontato i rendimenti e costi del proprio fondo pensione rispetto agli altri disponibili. Ma ancora peggio, spesso non conoscono il rendimento attuale e passato realizzato dal proprio accantonamento, quale sia la somma maturata fino ad oggi e le caratteristiche della linea scelta.
In realtà invece vanno fatte alcune fondamentali considerazioni:
a) Un accantonamento per la pensione, dal momento che di norma prevede una durata media di alcuni decenni, può produrre risultati finali molto diversi a seconda del rendimento complessivo: quindi vanno analizzati bene il fondo e il gestore. Infatti, se guardiamo il rendimento riportato nella tabella a fianco, vediamo che il miglior fondo è stato l’AMUNDI Seconda Pensione – linea Espansione (categoria bilanciati azionari), con un rendimento del 136,8%in 20 anni, mentre il suo peggior competitor con un simile livello di
rischio negli stessi 20 anni ha avuto un rendimento del 46,7%. Ipotizziamo che due fratelli gemelli abbiano sottoscritto nel maggio 2002 questi due fondi pensione versando 5.000 euro ciascuno sul proprio fondo. Per i successivi 19 anni hanno versato la quota annuale di 5.000 euro. Oggi hanno 67 anni e decidono di andare in pensione. Quello che aveva sottoscritto l’Amundi ha un capitale di 162.070 euro, mentre l’altro fratello 123.025 euro (ipotizzando per semplicità di calcolo una crescita del NAV costante nel tempo per entrambe le posizioni).
Si tratta di una differenza di importo considerevole, ben 39.045 euro, dovuto solamente al tipo di fondo scelto. E se sviluppiamo questo dato per l’obiettivo primario perseguito dal lavoratore, cioè crearsi una pensione integrativa, la trasformazione del capitale in una rendita annua vitalizia farebbe sì che il fondo Amundi paghi 9.086 euro all’anno, contro i 6.897 del fondo peggiore. Moltiplicando questi importi per 13 anni, per arrivare così all’età pari alla speranza di vita media (80 anni), si ottiene una differenza di prestazione di ben 28.457 euro. Tutto questo solamente per aver scelto quello che si è rivelato il peggior fondo anziché il migliore. A titolo informativo ricordiamoci che non è obbligatorio rimanere nello stesso fondo per sempre ma si può, trascorsi i primi 2 anni, trasferire senza nessuna penale le somme maturate da un fondo pensione ad un altro.
b) Valutare bene su quale linea o tipologia d’investimento versare. Questo aspetto rientra in una consulenza personalizzata che deve tenere conto degli obiettivi, della durata, della propensione al rischio e quindi va fatta consultando un esperto e non, come purtroppo spesso accade “perché non voglio rischiare”, optando per la linea prudente perché ritenuta la più sicura. Se osserviamo il dato dopo 20 anni le differenze sono a dir poco enormi. Prendendo sempre come riferimentoil fondo pensione AMUNDI, e gli ultimi 6 fondi con la peggior performance dopo 20 anni (stiamo parlando di: AXA MPS 9,9%, ZED OMNIFUND 10,8%, FIDEURAM 10,9%, ANIMA 13,6%, CREDITRAS VITA 19,1%, BCC RISPARMIO & PREVIDENZA AUREO 19,3%) le differenze sono abissali! Stiamo parlando di un differenziale di rendimento che arriva al 126,9%. Quel lavoratore che ha investito in uno di questi 6 fondi pensione e ci è rimasto 20 anni ha fatto una cattiva scelta. In questo caso ritengo non sia lui che ha le colpe maggiori, ma di chi gliel’ha consigliato. Del resto, chi lo ha venduto non è che sia andato male, anzi ha fatto ottimi guadagni per 20 anni portando a casa un guadagno commissionale che in un caso è addirittura pari al 2% annuo.
Se ci sono lettori che hanno investito in questi fondi o in fondi similari, devono avere una motivazione come, ad esempio, maturare la pensione a breve/brevissimo. Altrimenti consigliamo di rivolgersi ad un esperto per analizzare la situazione.
c) Altro tema sono i costi di gestione. Questi costi non sono esplicitati al cliente ma trattenuti e detratti dal valore della quota del fondo (NAV). Quindi spesso i sottoscrittori non conoscono le percentuali pagate. Nel caso dei fondi pensione riportati in tabella sono comprese tra lo 0,60% di un fondo categoria monetario ed il 2,51% per un fondo categoria azionario. Tornando al migliore fondo come performance va sottolineato che rispetto alla sua categoria è uno tra quelli che costa meno. In effetti il fondo di ZED OMMIFUND che ha un costo annuo del 2,51% rispetto allo 0,94% dell’MUNDI ha reso dopo 20 anni il 74,1% in meno di cui ben il 31,4% imputabile a minori costi.
Per concludere:
• non è sufficiente versare su un fondo pensione, ma va scelto attentamente quale sottoscrivere;
• le performance ottenute non rappresentano certezze per il futuro, ma su un orizzonte di 20 anni ci si fa un’idea sulla qualità del fondo/gestore;
• scegliere la linea giusta in base alle proprie esigenze e farsi consigliare da un esperto;
• analizzare i costi diretti e indiretti prima di scegliere.
Se avete dubbi sulla scelta effettuata, non esitate a prendere informazioni e se necessario a cambiare “cavallo” prima che sia troppo tardi. Ricordate però che solo una struttura indipendente analizza i fondi disponibili sul mercato e indirizza il cliente verso i migliori. Le banche e le reti, invece, sono interessate a vendere solo quello con il loro marchio o quello di un loro partner.

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