Nord Est Economia | Investimenti, due portafogli a confronto

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Martedì 30 gennaio - Nord Est Economia

Così Consultique delinea le possibili scelte dell’investitore cauto o più aggressivo. La quota di azionario e quindi di volatilità e rischio come componente distintiva

La tentazione più grande è di togliere i soldi dal tavolo e restare a guardare. Perché tra la crescita dei conflitti bellici in giro per il mondo, numerosi listini azionari vicini ai massimi azionari e le banche centrali che prendono tempo in merito ai tagli, ci sono non pochi motivi di preoccupazione. Eppure, l’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato una straordinaria resilienza da parte dei mercati finanziari nelle fasi più dure della congiuntura e del contesto geopolitico, seguita da nuovi record ai primi segnali di schiarita.

Del resto l’inflazione continua a erodere i risparmi, se tenuti fermi in deposito. Se è vero che a novembre e dicembre il carovita ha subito un brusco rallentamento, questo è dovuto al confronto con un periodo – dodici mesi prima – nel quale i prezzi dell’energia erano alle stelle. Mentre su questo fronte i prezzi dei beni di consumo sono scesi sensibilmente, ha continuato a correre il cosiddetto “carrello della spesa”, cioè il paniere di acquisti effettuati con maggiore frequenza.

Alla luce di questo scenario abbiamo chiesto a Rocco Probo, analista della società di consulenza indipendente Consultique (sede a Verona, ma professionisti in tutta Italia) di immaginare due portafogli-tipo per i prossimi mesi, uno riferito a un investitore prudente, l’altro a uno più disposto ad assumersi rischi. Un esercizio teorico, considerato che l’approccio più indicato è quello che parte dall’analisi del singolo risparmiatore, per poi procedere con una pianificazione nel tempo degli investimenti, ma che può risultare utile per orientarsi nei mercati finanziari. «Per un investitore con una scarsa propensione al rischio potrebbe essere adeguato un 20% del portafoglio totale investito in strumenti azionari, di cui 16% azionario globale e 4% Usa», esordisce Probo. L’equity è tradizionalmente la classe d’investimento più volatile (tra quelle principali), ma potenzialmente anche la più remunerativa, il che spinge a limitare l’esposizione in questa direzione alla parte di risparmi dei quali si ritiene di poter fare a meno per qualche anno. In ogni caso, l’indicazione dell’esperto è di non puntare su singole azioni, né su un solo settore, ma di puntare piuttosto su strumenti del risparmio gestito che hanno come sottostanti decine e decine di titoli. Con un’avvertenza: i fondi comuni, che affidano la movimentazione a un gestore professionale sono più costosi degli Etf, che invece si limitano a replicare la performance dei sottostanti. «I primi in media gravano intorno al 2% annuo sul patrimonio, a fronte dello 0,20% dei fondi passivi», sottolinea l’analista di Consultique.

Quanto alla restante parte del portafoglio, l’esperto indica l’opportunità di dedicare il 10% a strumenti monetari, cioè investiti nel reddito fisso con scadenze molto brevi. «Questi investimenti oggi rendono intorno al 4% annuo e la scadenza ravvicinata ne limita la volatilità», spiega. Un 20% può essere riservato alle emissioni governative con scadenza limitata («È il caso dei Btp, caratterizzati da un rischio-Paese superiore rispetto a Francia e Germania, ma a fronte di un emittente comunque solido) e un 25% in bond sovrani a scadenza più lunga, emessi dalla Germania, dagli Usa o di organizzazioni sovranazionali, “che potranno beneficiare dell’atteso taglio dei tassi” (quando c’è un allentamento monetario, i titoli a reddito fisso presenti in portafoglio tendono a rivalutarsi).

L’indicazione di Probo è di acquistare direttamente alcuni titoli governativi, in modo da potere compensare eventuali minusvalenze e plusvalenze, cosa che non è possibile fare con fondi ed Etf. Resta, infine, un altro 25% nelle emissioni obbligazionarie societarie, che tendenzialmente offrono rendimenti più elevati rispetto alle emissioni sovrane dei Paesi occidentali con medesima scadenza, a fronte di un rischio maggiore. Motivo che potrebbe spingere a investire su questo fronte puntando su fondi attivi o Etf piuttosto che acquistare le singole emissioni.

Nel caso di portafoglio aggressivo, invece, Probo indica come ideale una quota di azionario intorno al 40% (33% di esposizione globale e 7% agli Usa), con i Btp al 15%. Possono completare il quadro un 25% di corporate bond e, infine, un 20% di titoli sovrani ad alto rating a medio e lungo termine, tra Usa ed Eurozona.

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