Sabato 25 luglio - Plus 24, p.6
INTERVISTA
«La crescita della base professionale conferma l’espansione dell’intero ecosistema della consulenza finanziaria indipendente. Il comparto non cresce più solo per effetto dell’apertura del registro, ma per una domanda reale di mercato». Esordisce così Cesare Armellini, presidente di Consultique che ha curato in prima persona l’Osservatorio, che prosegue: «Il 2019 è stato l’anno del boom iniziale, ma la crescita successiva è risultata stabile e lineare, con R² molto elevati, pari a 0,985 per le Scf e 0,993 per i Cfa, che evidenziano un trend di crescita tra i più affidabili osservati nel settore finanziario italiano. A questo ritmo le Scf supereranno le 125 unità nel 2027 e i Cfa saranno oltre 1.000 già nel 2026».
La crescita del settore, anche dal punto di vista economico, è ancora molto eterogenea.
Per dare evidenza alla vera struttura del settore non bastano i dati medi: il comparto va letto attraverso distribuzioni, quartili e classi dimensionali. Nel 2024, il primo quartile dei ricavi si colloca intorno a 200mila euro, la mediana intorno a 449mila euro e il terzo quartile intorno a 946 mila euro. Questi valori mostrano con chiarezza che il comparto cresce, ma resta lontano da una configurazione uniforme: la Scf tipica si colloca su dimensioni sensibilmente inferiori rispetto alla media, mentre una parte più ristretta del mercato raggiunge una scala economica molto più elevata. La crescita del comparto si accompagna a una forte concentrazione, ma è bene ribadire che i fatturati più contenuti di una parte del comparto devono essere letti anche alla luce della diversa anzianità operativa.
I dati vanno quindi contestualizzati?
Sì, anche per effetto del Fisco. Tra le società analizzate emergono casi nei quali il rapporto tra utile lordo e utile netto richiede una lettura particolarmente attenta. Il divario osservato tra risultato ante imposte e risultato netto appare sufficientemente rilevante da suggerire una lettura prudente del dato finale. Tale differenza può risultare plausibilmente influenzata anche da variabili fiscali non omogenee, incluse misure che rendono più stabile il carico tributario per un periodo pluriennale, secondo criteri normativi predeterminati. In presenza di una crescita significativa dell’utile lordo, tali elementi possono produrre effetti rilevanti sul risultato netto, rendendo il confronto tra società non pienamente omogeneo anche sul piano fiscale. Il dato di utile netto, pur pienamente valido, non può quindi essere assunto in modo automatico come misura perfettamente comparabile della sola performance economica caratteristica.
Bisogna quindi affiancare ai dati quantitati una lettura qualitativa e interpretativa dei bilanci?
L’Osservatorio Scf/Cfa Italia 2026 vuole essere uno strumento di supporto alla lettura avanzata del comparto: non per sostituire il dato, ma per renderlo più leggibile, più corretto e più utile ai fini del benchmarking e dell’analisi professionale.