Sabato 25 aprile - Plus 24, p.5
Non è certo finito il tempo di investire sui bond. Magari meglio ripartire il capitale da investire lungo tutta la curva dei tassi di interesse, invece di puntare su un’unica obbligazione (e unica scadenza). Parte breve, media e lunga, ciascuna con il suo ruolo, calibrata al profilo di rischio di ogni investitore e in base al contesto di mercato. Per i consulenti, poi, meglio i bond con scadenza breve: oltre i 10 anni c’è troppo rischio tasso, troppo poco premio.
Il contesto attuale
Anche le tensioni nello Stretto di Hormuz, l’inflazione e il rallentamento economico, riportano al centro del dibattito il ruolo dei bond nei portafogli (si veda articolo nella pagina precedente). «Le obbligazioni - dice Sebastiano Parillo, ad di Uno Capital - sono una componente strutturale del portafoglio, anche se negli ultimi mesi si è osservata una correlazione anomala con l’azionario, già vista nel 2022. Si tratta però di una dinamica legata al contesto inflattivo: in scenari diversi, come crisi legate a utili deboli delle aziende o altri shock esogeni, i bond tornano a svolgere il loro ruolo difensivo. Oggi - continua il consulente finanziario indipendente - la scelta attenta anche della componente obbligazionaria e la gestione della stessa all’interno del portafoglio è imprescindibile se si vogliono utilizzare Etf obbligazionari o obbligazioni con scadenza superiore ai 5 anni».
La strategia bond-laddering
«Nel contesto attuale - spiega Andrea Cattapan, analista e consulente finanziario autonomo di Consultique Scf - la duration ideale complessiva è intorno ai 4/4,5 anni, ma la strategia può essere più strutturata e organica. La novità degli Etf a scadenza e l’utilizzo dei singoli titoli obbligazionari permettono strategie bond-laddering, ossia stratificando le esposizioni per scadenza temporale. Ci si può dispiegare lungo tutta la curva delle scadenze obbligazionarie, tenendo al contempo parti brevi/medie/lunghe e tipologie di bond differenti. È oggi preferibile concentrarsi sulla parte breve-media della curva (2-7 anni) sottopesando le scadenze oltre i 10 anni, più esposte al rischio tasso. Con una strategia bond laddering - assicura Cattapan - si mantiene una posizione flessibile: a ogni scadenza obbligazionaria si va a calibrare in base al contesto di mercato».
Quali obbligazioni scegliere
«In questo scenario - suggerisce Linda Leodari, consulente finanziario indipendente - punterei sui BTpi: le loro cedole si calcolano sul capitale rivalutato in base all’effettivo incremento dell’inflazione; così, pur rimborsando il capitale al valore nominale a scadenza, l’investitore protegge il potere d’acquisto durante tutta la vita del titolo grazie ai flussi cedolari erogati. In ipotesi di rialzo dei tassi - aggiunge Leodari -, meglio avere anche CcTeu o Etf corporate a tasso variabile (floating rate e Clo Aaa), che adeguano il rendimento ai tassi correnti. Attenzione - avverte Leodari - alla fiscalità: i titoli di Stato sono tassati al 12,5%, contro il 26% dei bond societari, che presentano anche potenziali rischi di credito maggiori. Meglio scadenze medie per limitare la sensibilità al rialzo dei tassi».
La percentuale di bond
«Anche nei portafogli più dinamici - indica Parillo -, una quota minima intorno al 20% contribuisce all’equilibrio complessivo, mentre nei profili più prudenti si può arrivare fino al 90%». Leodari indica una percentuale del 30%, «più un 10% in monetario come riserva di liquidità», mentre per Cattapan «i bond servono in portafoglio, ma l’attuale contesto presuppone un ruolo più attivo nella gestione e nella strategia».
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