Sabato 4 luglio - Plus 24, p.9
LA LETTERA
Ho 41 anni e lavoro per la pubblica amministrazione ininterrottamente dal settembre 2011. Ad aprile del 2027, avrò finito di pagare per la ricongiunzione in Cpdel dei periodi lavorati ante 2011 presso privati, per un ulteriore periodo di due anni.
A suo tempo, decisi di mantenere il Tfr in azienda, pertanto da 15 anni continua ad essere tenuto presso l’Inps. Stavo valutando la possibilità di optare per la previdenza complementare aderendo al fondo negoziale Perseo-Sirio, attratto dal contributo aggiuntivo del datore di lavoro dell’1% e dai costi di gestione molto più bassi rispetto ad un equivalente prodotto offerto dalle banche. Vi chiederei un parere disinteressato in merito alla possibilità di passare alla previdenza complementare, considerata la mia storia lavorativa e le statistiche di rendimento per coloro che vi hanno aderito negli anni precedenti, se esistenti.
Secondo voi, dopo 15 anni di lavoro, quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi? Inoltre, nel caso fosse più conveniente, in ottica futura, il passaggio a Perseo-Sirio, quale sarebbe la migliore scelta di investimento tra quelle proposte (bilanciato dinamico, azionario, life-cycle)?
Considerando un orizzonte lavorativo ancora molto lungo, sperando di arrivarci, vorrei fare la scelta migliore per garantirmi una vecchiaia più serena.
Risponde Consultique
La situazione descritta dal lettore presenta alcuni elementi molto interessanti perché riguarda un lavoratore relativamente giovane, con un orizzonte previdenziale ancora lungo, ma che ha già maturato una storia contributiva articolata. Il primo aspetto da chiarire riguarda la scelta effettuata in passato di non aderire alla previdenza complementare e di mantenere il Tfr presso la gestione pubblica. Per i dipendenti pubblici il meccanismo presenta alcune peculiarità rispetto al settore privato: l’adesione alla previdenza complementare comporta il conferimento del solo Tfr futuro al fondo pensione. Pertanto, il passaggio a Perseo-Sirio non determinerebbe il trasferimento dei 15 anni di Tfr già accantonati, ma inciderebbe sulla destinazione dei flussi futuri.
Il secondo elemento da considerare è il vantaggio economico immediato legato alla partecipazione al fondo negoziale. L’adesione a Perseo-Sirio consente infatti di beneficiare del contributo del datore di lavoro, pari all’1% della retribuzione utile, a fronte del versamento della propria quota minima prevista dell’1 per cento.
A questo si aggiunge il vantaggio fiscale: i contributi versati al fondo pensione (sia volontari sia datoriali) sono deducibili dal reddito imponibile entro il limite annuo di 5.300 euro. Il Tfr non è invece deducibile, ma se conferito al fondo pensione beneficia, al momento della prestazione, di una tassazione agevolata che può variare dal 15% fino al 9% in funzione degli anni di partecipazione; il Tfr lasciato presso la gestione pubblica è invece tassato secondo la media delle aliquote Irpef degli ultimi 5 anni di lavoro.
Un ulteriore punto a favore dei fondi negoziali riguarda i costi. Il fondo pensione Perseo-Sirio presenta indicatori di costo (Isc) particolarmente contenuti, generalmente inferiori rispetto ai fondi pensione aperti e Pip.
Per quanto riguarda i rendimenti passati, questi devono essere interpretati con prudenza: nessun risultato storico garantisce quello futuro e il confronto va fatto considerando il livello di rischio assunto. Le linee più prudenti hanno generalmente una volatilità inferiore ma anche un potenziale rendimento più contenuto; quelle con maggiore componente azionaria possono attraversare fasi negative, ma su orizzonti molto lunghi hanno maggiori possibilità di beneficiare della crescita dei mercati.
Perseo-Sirio permette di scegliere tra cinque diversi profili di investimento, con una percentuale variabile destinata ai mercati azionari. Nel caso specifico del lettore, con un’età di 41 anni e un orizzonte lavorativo ancora ampio, potrebbe essere coerente valutare anche comparti più dinamici, sempre in funzione della propensione al rischio e della capacità di sopportare temporanee fasi negative dei mercati. La scelta non dipende infatti solo dall’età, ma anche dalla situazione complessiva: reddito, capacità di risparmio, patrimonio accumulato, aspettative sulla pensione pubblica e obiettivi futuri. Il percorso life-cycle può rappresentare una soluzione per chi preferisce una riduzione automatica del rischio con l’avvicinarsi della pensione, evitando di dover modificare autonomamente la propria allocazione nel tempo.