Sabato 31 gennaio - Plus 24, p.10
LA LETTERA
Ho 59 anni due figli che studiano e un portafoglio di circa 300mila euro suddiviso in BTp 20%, fondi azionari 30%, fondi obbligazionari high yield 10% e deposito remunerato per la restante parte.
Non ho obiettivi particolari a breve e lo stipendio mio e di mia moglie basta per coprire le spese con una capacità di risparmio di circa 600 euro mensili.
Siamo coperti da fondo pensione con profilo bilanciato. La casa è di proprietà e il profilo di rischio medio moderato (non sono disposto a perdere più del 30% in un anno). Alcuni vincoli dei depositi remunerati stanno giungendo a scadenza (a marzo) e vorrei reinvestire circa 50mila euro che si liberano. Stavo considerando Etf o titoli indicizzati all’inflazione.
Potete dirmi quali sono i migliori attualmente su cui puntare?
Franco
L’inflazione è un pericolo o no? Indipendentemente dalle prospettive, mettere in portafoglio un po’ di titoli che proteggano dall’aumento dell’indice dei prezzi è una saggia idea. L’inserimento è utile per proteggere il potere d’acquisto, solitamente in quote contenute, tra il 5% e il 15% del portafoglio investito in bond. Ovviamente la dose dipende dalle aspettative inflazionistiche nonchè dai rendimenti dei titoli tradizionali e la gamma di strumenti è vasta dai BTp fino agli americani Tips.
Tuttavia non sono strumenti di facile comprensione. «Gli effetti che producono le soluzioni inflation linked in termini di rendimento possono essere molto diversi a seconda della tipologia di strumento selezionato – spiegano da Consultique Scf –. Partendo dagli strumenti e soffermandosi esclusivamente sui prodotti emessi dallo Stato italiano, sono disponibili già due tipologie di titoli differenti: i BTp Italia e i BTp€i». La prima differenza tra queste due tipologie di strumenti è comprensibile, ovvero i primi rivalutano i propri rendimenti sulla base del tasso di crescita dei prezzi italiani (Foi Italia senza tabacchi), mentre i secondi rivalutano sulla base di un tasso di crescita dei prezzi della zona euro (Hicp area euro senza tabacchi). Le altre differenze riguardano le scadenze degli strumenti (emissioni a media scadenza nel caso dei BTp Italia, emissioni anche molto lunghe nel caso dei BTp€i) e la modalità con cui si riceve la rivalutazione del capitale (semestralmente assieme alla cedola nel caso dei BTp Italia, tutta a scadenza nel caso dei BTp€i). «Considerando quindi questi ultimi due aspetti più tecnici, si può ritenere il BTp Italia come una soluzione più facile da maneggiare per un investitore retail (e infatti per questa tipologia di soggetti sono pensati), tuttavia il BTp€i può offrire il vantaggio fiscale determinato: se si vende lo strumento almeno due mesi prima della scadenza, c’è la possibilità di compensare l’eventuale rivalutazione del capitale con minusvalenze pregresse», spiegano da Consultique.
Bisogna prestare attenzione però alle tecnicalità anche nel caso degli Etf. Gli strumenti a replica passiva, svolgendo il compito di replicare le performance di un indice, sono allocati il più fedelmente possibile nella composizione del benchmark replicato. Nel caso dei titoli inflation-linked globali ciò significa avere in portafoglio titoli con lunghissima scadenza. La durata media finanziaria del principale indice globale, ad esempio, è di oltre 8 anni, ovvero circa 2 anni in più della durata media finanziaria del principale indice globale governativo a tasso nominale. «Tale aspetto rende gli indici globali particolarmente sensibili ai tassi e, infatti, nel 2022 di fronte all’ondata inflattiva che si è osservata – notano da Consultique – hanno registrato performance particolarmente negative: la maggiore inflazione è stata infatti più che controbilanciata dall’incremento dei tassi e il conseguente effetto negativo sui prezzi». Se quindi l’obiettivo dell’investimento fosse quello di proteggersi da rischi inflattivi di breve termine, può essere più efficace una soluzione come il BTp Italia rispetto agli Etf inflation-linked. «Infine, in merito al tema della convenienza o meno di un investimento di questo tipo, quello che si può dire è che le attese di inflazione, in particolare quelle italiane, sono molto basse – spiegano da Consultique – . Per esempio, l’inflazione stimata in media per i prossimi tre anni in Italia è dell’1,3% annuo. Ciò significa che se l’indice dei prezzi sarà superiore a quel livello allora il BTp Italia avrà un rendimento superiore ad un classico BTp; se l’inflazione che si realizzerà sarà inferiore sarà invece vero il contrario».