Sabato 14 febbraio - Plus 24, p.7
I fondamentali sono in miglioramento e le valutazioni ragionevoli
Nel 2025 il Pil della Spagna è cresciuto del 2,8%, a fronte di una crescita che nell’Eurozona si è fermata al +1,4%, come si può vedere dai grafici in alto. L’economia iberica si è dimostrata solida, con un livello di leva finanziaria contenuto e una buona qualità degli asset. Un autentico slancio che trova conferma nella curva dello spread e nelle performance dell’indice di riferimento Msci Spain. «L’azionario spagnolo è simile a quello italiano, a livello di composizione di indice, con un 50% che è rappresentato da titoli finanziari– spiega Rocco Probo, analista dell’ufficio studi di Consultique –. La crescita dell’economia spagnola è meno legata a questo settore, ma lo stato di salute si denota anche dal livello di rischiosità del Paese che oggi è molto basso». Le banche spagnole, quindi, ricoprono un ruolo primario in questo scenario. «Gli istituti spagnoli, ma anche quelli portoghesi, appaiono oggi molto diversi rispetto a un decennio fa–, commenta Niall Gallagher, gestore del fondo Jupiter European Select –. Anni di riduzione della leva e di consolidamento hanno lasciato il settore con bilanci più solidi, modelli di business più semplici e una concorrenza molto più razionale. Con i tassi di interesse tornati su livelli più normali, la redditività è migliorata e iniziano a emergere i primi segnali di una ripresa della crescita dei prestiti». La leva finanziaria di famiglie e imprese rimane contenuta e questo contribuisce a far crescere la qualità degli asset. A livello settoriale, in Spagna è interessante il comparto dell’energia. «La Spagna beneficia di eccellenti risorse rinnovabili, in particolare solare ed eolico, è questo si sta già traducendo in prezzi dell’elettricità più bassi rispetto a gran parte dell’Europa – continua Gallagher –. Si tratta di un vantaggio competitivo, non solo per le famiglie ma anche per le industrie ad alta intensità energetica e per l’economia nel suo complesso». Oltre al settore energetico, il turismo e i servizi rappresentano un ulteriore fattore di sostegno perché il Paese continua «ad attrarre un numero crescente di visitatori, con effetti positivi su occupazione, entrate fiscali e utili societari - analizza il gestore del fondo Jupiter European Select -. A differenza dei cicli passati, questa crescita avviene in parallelo con una maggiore disciplina fiscale e finanze pubbliche più sostenibili». Spagna e Portogallo offrono qualcosa che sta diventando sempre più raro in Europa: fondamentali in miglioramento, valutazioni ragionevoli e società in grado di generare rendimenti sostenibili.
Insomma, la Spagna è considerata per certi versi la nuova “locomotiva d’Europa”. Vale la pena investirci, quindi? «Il mercato azionario spagnolo ha registrato una poderosa crescita nell’anno trascorso ma visti i risultati potrebbe ancora esserci spazio di crescita anche nel 2026 - commenta Andrea Zanella, consulente indipendente –. L’Ibex 35 è molto esposto al settore finanziario che ha corso molto e quindi potrebbe essere più interessante indirizzarsi verso le capitalizzazioni meno grandi che godono del classico effetto ritardato del ciclo economico positivo, hanno valutazioni più attraenti, dovrebbero beneficiare dei fondi del Next Generation Eu». Esistono Etf e fondi comuni che replicano alcuni indici spagnoli. «Come il Solactive Spain 40 che replica i 40 titoli maggiori e l’Ibex 35 che replica i 35 titoli maggiori – precisa Zanella –. Le percentuali del proprio patrimonio da investire in segmenti delle singole economie Ue a mio parere dovrebbero essere modeste. Il parametro da utilizzare è rappresentato dal peso dei paesi nell’indice delle borse mondiali, Msci Ac World». Nel caso della Spagna siamo sotto l’1%.