Plus24 | Consulenza finanziaria. L’Ue annuncia: una stretta sugli inducement ci sarà

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Plus24 | Consulenza finanziaria. L’Ue annuncia: una stretta sugli inducement ci sarà

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La trasparenza non basta. La commissaria Ue, Mairead McGuinness non demorde. E se nella prossima proposta sulla retail investment strategy non ci sarà il ban tout court degli inducement, comunque non ci sarà spazio per un compromesso al ribasso. Intanto c’è stato un altro slittamento di qualche settimana della presentazione della proposta (si parla ora del prossimo 24 maggio), ma questo non ha impedito la settimana scorsa alla commissaria di fissare i suoi paletti. Nei mesi scorsi sono stati infatti molti gli interventi degli stati per evitare un cambio brusco del modello attuale per la retribuzione dei consulenti finanziari, in larga parte basato sul pagamento di retrocessioni da parte delle case prodotto. Lo scorso 28 aprile, in un discorso nell’ambito dell’incontro informale dei ministri delle Finanze, la Commissaria ha messo in chiaro le sue intenzioni: «Anche se non proponiamo ora un divieto su tutti gli incentivi, ciò non significa che il settore finanziario abbia via libera. Nella proposta di legislazione ci sarà una forte clausola di revisione. E questo ci permetterà di introdurre un divieto totale di incentivi in una fase successiva, se necessario». E più nel concreto ha spiegato: «Chi di voi opera in questo settore potrebbe dover ripensare alcuni dei propri modelli e pratiche commerciali, in modo da garantire ai consumatori un trattamento più equo».

La visione di fondo di McGuinness non è cambiata: «Attualmente, i consulenti finanziari ricevono spesso benefici o commissioni da terzi, in genere dai produttori, per la vendita di prodotti specifici. Questi sono i cosiddetti incentivi. Ciò significa che i consulenti finanziari hanno spesso un interesse personale diretto, finanziario o in natura, a vendere questi prodotti “incentivati” a un cliente. Le ricerche dimostrano che agli investitori al dettaglio viene spesso consigliato di acquistare prodotti più costosi e/o non sempre adatti alle loro esigenze». Gli incentivi sono quindi visti comunque come uno dei “mali” del sistema. «Credo che ci sia accordo sul fatto che esiste un problema, che lo status quo non è al servizio del consumatore»: è questa la constatazione che giustifica la voglia di tirare dritto della Commissaria, anche a dispetto del fatto che sia consapevole di avere una posizione minoritaria rispetto alla direzione da dare alla revisione dello status quo.

Se la trasparenza non è tutto, però comunque si partirà da lì. «Stiamo valutando anche altre misure - ha spiegato la Commissaria -, tra cui gli obblighi di trasparenza. Ma vorrei sottolineare che una maggiore trasparenza da sola non è sufficiente. Sappiamo infatti che gli investitori al dettaglio - che non possiamo aspettarci siano degli esperti - continueranno a fare affidamento sugli esperti del settore finanziario quando prenderanno le loro decisioni. E questo gap di conoscenza e comprensione non si risolverà solo aumentando la trasparenza». E qui il passaggio decisivo: «Stiamo cercando di rendere più severe le condizioni in cui sono consentiti gli incentivi. Stiamo anche valutando come garantire un miglior rapporto qualità-prezzo nei prodotti di investimento. E stiamo studiando come rendere accessibile a tutti una consulenza adeguata, a prezzi ragionevoli e di facile comprensione».

Alcune indicazioni su come questi intenti saranno articolati McGuinness li ha forniti. Ha affermato infatti: «Dovrebbe esserci una migliore ripartizione dei costi per rendere più facile per un consumatore confrontare le diverse opzioni. E questo aumenterà i controlli, anche da parte delle autorità di vigilanza. Dovrebbe essere previsto anche un divieto mirato sugli incentivi per le transazioni di sola esecuzione. Dovrebbero, inoltre, essere rafforzate le misure di salvaguardia per stabilire quando gli incentivi possono essere pagati e quando, invece, non devono esserlo. Insieme, queste misure rafforzeranno le regole sulla consulenza per garantire che i consulenti agiscano nel migliore interesse dei loro clienti».