10/10/2021

Plus24: Strumenti legati all’inflazione? Non tutelano dal rialzo dei tassi

STRUMENTI LEGATI ALL’INFLAZIONE? NON TUTELANO DAL RIALZO DEI TASSI


Che impatto avranno gli attuali rincari energetici sull’inflazione? E, soprattutto, come investire per cercare di battere il carovita?
Sono domande a cui per ora è un po’ difficile rispondere. Quel che è certo è che ci troviamo di fronte a un periodo che sarà caratterizzato da grande volatilità e da un aumento dei rendimenti dei titoli obbligazionari. Aumento che si è già percepito nelle scorse settimane con pesanti ripercussioni sui prezzi dei titoli. «In questa fase molto particolare è importante distinguere tra due tipi di fiammata inflazionistica: un’inflazione temporanea, dovuta al recente balzo dell’energia, e l’inflazione core (senza food ed energia) sulla quale da tempo si avverte questo trend di fondo – spiega Nicolò Bocchin, gestore e responsabile fixed income di Azimut Investments –. La prima potrebbe infatti essere transitoria, in quanto lo shock energetico attuale è motivato principalmente dalla riduzione dell’offerta energetica da parte della Russia e dallo stoccaggio di combustibile da parte della Cina, in previsione del passaggio al green – continua Bocchin –. Le cose su questo fronte potrebbero cambiare con l’incremento della capacità produttiva. Diverso è il discorso per quello che riguarda l’inflazione sana, dovuta al recupero economico in atto; quest’ultima è di più di lungo periodo, è salutare e indica che c’è finalmente una ripresa economica. L’importante è che non si verifichino shock».
Detto questo come difendersi?
Esistono strumenti a cedola variabile che via via in Italia si sono moltiplicati (si veda la tabella in pagina: dai bond indicizzati, agli Etf e ai fondi comuni inflation linked). Naturalmente non mancano le criticità neppure su queste asset class, che scontano già in parte le previsioni sull’inflazione.
«Chi decide adesso di comprare inflation linked deve cercare dove c’è ancora valore, altrimenti rischia di investire su un’asset class che si è già molto apprezzata – puntualizza Bocchin –: il movimento si è già registrato negli Usa e ci sono ancora delle opportunità, oltre che su alcune emissioni italiane, anche su titoli inflation linked di Canada, Australia e Cile». In questo ambito ha più senso rivolgersi a Etf o fondi attivi globali che riescono, tra l’altro, a gestire meglio la situazione grazie anche all’utilizzo dei future e all’arbitraggio sui cambi. Certo bisogna stare attenti alle commissioni richieste dai gestori, che riducono ulteriormente i ritorni già a lumicino.
Insomma, sicuramente anche i titoli inflation linked non resisteranno agli scossoni originati dal rialzo dei rendimenti. «Al momento consigliamo di puntare su Etf inflation linked globali con duration brevi in quanto meno sensibili al rialzo dei rendimenti che invece su titoli index linked con durate medio lunghe avrebbe effetti pesanti e tali da neutralizzare l’aggancio all’inflazione», spiega Andrea Cattapan, consulente finanziario indipendente di Consultique. Il discorso vale anche per BTp indicizzati al carovita dell’Eurozona (i BTpEu) e a quella del nostro Paese (i BTp Italia) che rimborsano parte dell’inflazione maturata rispettivamente alla scadenza e ogni sei mesi. «Se è vero che il citato parziale rimborso dell’inflazione ha luogo, è altresì vero che il prezzo dei BTp di questo tipo arretra, anche se in misura minore rispetto ai buoni poliennali del tesoro tradizionali, nelle fasi in cui i rendimenti di mercato salgono», sottolinea Angelo Drusiani esperto di Edmond de Rothschild. A favore dei BTp indicizzati all’inflazione, solo per chi li conserva in portafoglio fino a scadenza, verrà accreditato un premio fedeltà, che varia a seconda delle emissioni in circolazione.


Federica Pezzatti