We Wealth | Btp Valore marzo 2026: il rendimento da aspettarsi per gli esperti

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We Wealth | Btp Valore marzo 2026: il rendimento da aspettarsi per gli esperti

Martedì 17 febbraio - We Wealth

In vista del collocamento dal 2 al 6 marzo 2026, gli esperti stimano per il nuovo Btp Valore un rendimento tra il 2,9% e il 3%: ecco cedole attese, rischi e alternative di mercato.

Il Btp Valore è di nuovo in rampa di lancio, con una formula nuovamente limata: diminuiscono nuovamente, da sette a sei, gli anni di durata, ma restano fermi il premio fedeltà alla scadenza (sempre 0,8%) così come i tre “scatti” per le cedole, che aumentano dopo il secondo e dopo il quarto anno. Il Btp Valore, che lo scorso ottobre aveva nuovamente superato una raccolta da 16,5 miliardi, aveva dalla sua un rendimento nella fase finale al 4% lordo – un vantaggio visivo che il titolo emesso nel maggio 2024 non aveva, in quanto la suddivisione delle cedole avveniva solo in due fasi, con un rendimento nell’ultimo triennio pari al 3,9%. Insomma, dividere lo “step-up” in tre si è rivelato più vantaggioso per il Tesoro, potendo comunicare un rendimento finale più rotondo – tuttavia è bene tenere conto che, al netto delle illusioni ottiche, il rendimento finale dipende sostanzialmente dalla media delle cedole percepite nel corso degli anni di vita del titolo.

Al momento della pubblicazione, le cedole del nuovo Btp Valore in emissione fra il 2 e il 6 marzo non sono ancora state ufficializzate: bisognerà aspettare il 27 febbraio per fare i conti con i numeri alla mano. Per il momento è bene tenere a mente che un normale titolo di Stato italiano a sei anni rende annualmente il 2,89% – e di norma il Btp Valore aggiunge un certo premio rispetto al rendimento di mercato a parità di durata attorno ai 10-20 punti base (0,15-0,20%).

“In attesa della comunicazione ufficiale sui tassi minimi garantiti è possibile formulare alcune ipotesi sulle condizioni di offerta del nuovo titolo prendendo come riferimento il rendimento dei Btp di pari scadenza attualmente in circolazione. In particolare, il Btp 1,65% marzo 2032 esprime un rendimento intorno al 2,80%”, afferma a We Wealth Luigi Pedone, Research Specialist The Lighthouse – Banca Finint. “Sulla base delle precedenti emissioni, è ragionevole ipotizzare che il nuovo Btp Valore possa offrire un premio compreso tra 10 e 20 punti base rispetto quindi al titolo individuato. In tale scenario, il rendimento complessivo si collocherebbe in un intervallo compreso tra il 2,90% e il 3%, rendendo l’emissione moderatamente interessante. Al di sotto di questi livelli, il nuovo Btp non sarebbe particolarmente appetibile rispetto agli altri Btp in circolazione e anche rispetto alle precedenti emissioni Btp Valore”.

Secondo Rocco Probo, analista di Consultique Scf, “non è ancora possibile fornire un giudizio completo sull’emissione” ma, sulla base di un premio ipotizzato “di circa 15 punti base rispetto alla curva dei titoli di Stato italiani (al netto dell’eventuale premio fedeltà), si può ipotizzare un livello di rendimento del nuovo titolo di Stato almeno pari al 3% annuo. Fatta questa ipotesi, livelli di tassi cedolari pari al 2,5% nei primi due anni, pari al 3% nel terzo e quarto anno e pari al 3,5% negli ultimi due anni potrebbero essere una struttura cedolare coerente con l’attuale livello della curva dei rendimenti dei titoli italiani”.

Va ricordato che, con questo rendimento di mercato, una scansione delle cedole in tre fasi potrebbe arrivare a un rendimento nell’ultimo biennio nettamente superiore al rendimento effettivo a scadenza.

Premio fedeltà, rischio-Italia e duration: i fattori da considerare
Anche per Matteo Cadei, consulente finanziario indipendente di Aegis Scf / Plannix, il rendimento finale dovrebbe essere pari al 3% lordo. Al di là del rendimento, ci sono alcuni punti da analizzare. Ad esempio, il rendimento stimato include il premio fedeltà dello 0,8%, che si percepisce una tantum solo alla scadenza se si è acquistato il titolo in emissione e conservato in portafoglio ininterrottamente fino alla scadenza. Per l’investitore, il tema importante è il seguente: se serve liquidità prima della scadenza, quel premio non viene considerato e il rendimento effettivo si riduce di conseguenza.

Poi, è importante considerare il tradizionale rischio-Italia: vale a dire le variazioni di valore cui il titolo va incontro a seconda della solidità dei conti dello Stato. “Negli ultimi mesi lo spread si è ridotto rispetto ai picchi del 2022. Il rischio ovviamente non è sparito di colpo: è cambiata la percezione sull’Italia”, ha affermato Cadei. “Per questo motivo il nuovo Btp Valore può essere un tassello all’interno del portafoglio di un risparmiatore. Diventa un problema quando diventa il pilastro portante del patrimonio. Comprare un Btp significa concentrare una parte del patrimonio su un unico emittente: lo Stato italiano. Per molti investitori italiani questo rischio è sottovalutato perché familiare. È il proprio Paese. Ma la concentrazione rimane”.

Dal punto di vista del rischio Paese, “le prospettive per i Btp nel corso del 2026 appaiono complessivamente favorevoli”, afferma più nel dettaglio Pedone. “Il quadro macroeconomico resta sostenuto da una politica di bilancio prudente e da una certa stabilità dell’esecutivo, elementi che contribuiscono a contenere la percezione del rischio sovrano. Un ulteriore elemento di supporto per i titoli di Stato italiani è rappresentato dalle dinamiche di offerta: nel 2026, infatti, le nuove emissioni al netto delle scadenze dovrebbero risultare negative, contribuendo a sostenere i prezzi dei Btp”. Buone premesse, insomma, anche se “resta tuttavia da monitorare l’evoluzione dello scenario macro, dato che con l’esaurirsi della spinta del Pnrr potremmo nei prossimi mesi rivedere dati di crescita economica in calo”.

Oltre al rischio-Italia, ha ricordato Probo, c’è anche il rischio “duration”. Questo concetto non va confuso con la durata del titolo: esprime “la possibilità che l’investimento venga danneggiato da un incremento dei rendimenti, ovvero la possibilità che il giudizio sul merito di credito italiano possa peggiorare, danneggiando allo stesso modo l’investimento”. Più un titolo ha duration, più il suo prezzo è vulnerabile, nel bene e nel male, all’andamento dei tassi. A favore del Btp Valore c’è però il fatto che la struttura step-up a cedole crescenti riduce la duration a parità di durata. In altre parole, è meno rischioso di un normale Btp a sei anni.

Le alternative sul mercato e il ruolo nel portafoglio
Guardando alle alternative sul mercato obbligazionario, il nuovo Btp Valore si inserisce in uno scenario in cui il rendimento offerto dai titoli governativi europei investment grade resta relativamente compresso. “Se prendiamo ad esempio l’OAT francese con scadenza analoga, oggi il rendimento lordo si colloca attorno al 2,84%: un livello sostanzialmente allineato a quello espresso da diversi Btp sulla stessa parte di curva, ma con un rischio sovrano percepito inferiore, anche in virtù del rating più elevato della Francia”, osserva Matteo Cadei.

Al di là del rendimento nominale, tuttavia, il dato realmente discriminante resta quello reale, ovvero al netto dell’inflazione. “Se ipotizziamo un’inflazione media nei prossimi anni compresa tra il 2% e il 2,5%, il rendimento reale atteso del nuovo Btp Valore si collocherà verosimilmente tra lo 0,5% e l’1% annuo: si tratta di un rendimento da protezione del capitale più che da accrescimento del patrimonio. Chi acquista questo strumento deve essere consapevole che l’obiettivo principale è il mantenimento del potere d’acquisto”.

Da questo punto di vista, il profilo ideale dell’investitore è piuttosto definito. “Il Btp Valore è coerente per chi ha un orizzonte temporale minimo di sei anni, non ha necessità di liquidità nel breve termine e ricerca flussi cedolari prevedibili, beneficiando al contempo della tassazione agevolata al 12,5%. È invece meno adatto a chi potrebbe aver bisogno del capitale entro uno o tre anni o non tollera oscillazioni di prezzo intermedie legate all’andamento dei tassi e dello spread”.

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