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Meno sorprese da fondi ed Etf con dividendi "costanti"

11/04/2016

“L’approccio basato
su azioni con alte cedole
vince negli States
Per chi investe sui fondi
meglio l’Europa”
 
 
Investire su titoli azionari al alto dividendo diversificando al massimo: tutto ciò attraverso Etf e fondi. Oggi per il risparmiatore italiano ci sono numerosi strumenti a disposizione a partire dai “cloni”. Esistono sostanzialmente due tipologie di Etf che investono nelle società ad alto dividendo. La prima tipologia, chiamata “High dividend”, è relativa a quegli Etf che selezionano quelle azioni che negli ultimi anni hanno distribuito i dividendi più alti. Nella seconda tipologia, chiamata “Aristocrats”, ritroviamo invece quegli Etf che selezionano le azioni in base all’aumento costante e progressivo dei dividendi in un orizzonte temporale anche molto lungo (20 anni).
«In termini di volatilità gli Etf sui dividendi - spiega Matteo Bussa, analista Consultique - hanno registrato un livello di variabilità simile a quella degli indici generali, non caratterizzandosi quindi per un differente grado di rischio. Per quanto riguarda invece le performance, i dati non sono univoci. Infatti, nel mercato americano, le metodologie di selezione basate sui dividendi sono riuscite a garantire una extra performance rispetto all’indice generale». Il confronto tra l’indice Aristocrats relativo alle società americane e l’indice generale di mercato, vede il primo prevalere con un risultato superiore di circa il 75% negli ultimi dieci anni. «Nello stesso intervallo temporale in Europa - continua Bussa - si è registrata invece una performance molto simile rispetto all’indice di mercato. Nell’ambito di una strategia di investimento sull’azionario, l’esposizione su titoli ad alto dividendo andrebbe utilizzata come opzione residuale accanto all’investimento, ad esempio, in un azionario globale legato all’Msci World».
C’è poi ovviamente il capitolo costi e gli Etf mostrano un indubbio vantaggio. «Il risparmio che si ottiene utilizzando Etf piuttosto che fondi comuni - continua Bussa - è pari a circa il 7o%-8o% in termini di commissioni di gestione. Per alcune asset class, come ad esempio l’azionario globale o quello americano, la maggior parte dei fondi comuni non riesce a battere i rispettivi benchmark di riferimento e in questi casi è pertanto consigliabile la gestione passiva utilizzando gli Etf. Sull’Europa ci sono invece più fondi che battono il benchmark e in questo caso può aver senso affidarsi a un gestore attivo sostenendo anche costi maggiori».
Anche la strategia ad alti dividendi può ovviamente avere dei rischi, come tutte le attività finanziarie. Intanto sono investimenti in azioni e quindi nulla è garantito in termini di performance. Il rischio specifico può essere quello di sovraesporre il portafoglio solo su alcuni settori specifici, ovvero solo su quelli che negli ultimi anni hanno garantito dividendi più elevati. E non è detto che la dinamica si ripeta negli anni futuri. L’approccio che va a selezionare azioni con dividendi in crescita negli ultimi 20 anni può dare maggiori garanzie sulla qualità delle società inserite in portafoglio.
 
 
Nel file pdf in allegato troverete la tabella riepilogativa inerente una selezione dei principali strumenti ad alto dividendo a Milano, elaborata dal nostro ufficio Studi e Ricerche.
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