Meglio evitare la unit e puntare sul vita di Ramo I

Consultique
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Meglio evitare la unit e puntare sul vita di Ramo I

Il quesito
Ho sottoscritto circa 100mila euro nel fondo previdenziale di tipo unit prevalentemente azionario (60%). Inoltre da 10 anni sono iscritto al fondo pensione delle tlc (montante 45mila euro) sul quale io verso il 3% più 2mila euro del premio produzione, mentre l’azienda devolve l’1,2 per cento. Ho moglie a carico che non ha stipulato un fondo pensione. Siccome la mia signora non ha reddito ritengo sia meglio eventualmente aprire un altro fondo a mio nome su cui versare altri 2mila euro l’anno per raggiungere i 5.100 euro deducibili. Vi chiedo un parere sugli investimenti attuali e su come investire circa 100mila euro che arriveranno da un’eredità.
L'intervento di Giuseppe Romano
L'intervento di Giuseppe Romano
Lei ha espressamente voluto che non si citasse il prodotto da lei sottoscritto e la società che la segue. Rispettiamo il suo desiderio, che ci pare tuttavia eccessivo e sintomo di un rapporto quanto meno timoroso. L’allocazione scelta non risulta molto efficiente, in particolare se la polizza fosse l’unico investimento della sua famiglia. La unit linked (di cui ci ha mandato il prospetto che è stato analizzato anche da Consultique) infatti risulta molto costosa per le molteplici commissioni applicate, come i caricamenti sul premio versato e gli elevati costi di gestione detratti annualmente dal rendimento. Le polizze di Ramo III possono rivelarsi inoltre molto rischiose, il capitale investito risulta infatti collegato all’andamento di specifici fondi interni e in questo caso di un fondo flessibile, principalmente azionario. Il pericolo a cui potrebbe andare incontro è di ottenere a scadenza o al momento del riscatto, un capitale inferiore a quello versato inizialmente. Il mercato azionario è infatti per definizione molto volatile e in contesti di mercato sfavorevoli tale soluzione assicurativa perde quindi lo scopo originario, ovvero garantire un ammontare minimo di capitale ai propri familiari in caso di decesso. «Un investimento alternativo più sicuro, rientra sempre nell’ambito delle polizze assicurative ma di Ramo I, ovvero collegate a una Gestione Separata (Gs)– spiega Giuseppe Romano di Consultique –. Una riallocazione del portafoglio, con il trasferimento del capitale dalla unit alla polizza con Gs, necessita tuttavia di un’attenta valutazione. In particolare vanno considerati i costi di riscatto. Infatti quando il contraente richiede la liquidazione del capitale prima del verificarsi dell’evento assicurato, la compagnia può prevedere delle penalità». E per l’allocazione della somma ottenuta in eredità, la ramo I potrebbe rivelarsi ideale anche se non ci sono molte compagnie che oggi sono disposte a raccogliere premi così ingenti (se non con elevati costi d’ingresso e di commissioni trattenute annualmente). A livello teorico e a quanto prevedono le regole di funzionamento odierne, nelle polizze Ramo I il premio versato va a costituire il patrimonio di una gestione separata, investito in un paniere di prodotti a rischio molto basso come titoli di Stato o bond a tasso fisso. A differenza di un investimento diretto in tali strumenti obbligazionari, la polizza permette una maggiore diversificazione, inoltre grazie al suo meccanismo di funzionamento valorizza i titoli sempre a costo storico, non risentendo della volatilità dei prezzi al variare dei tassi di interesse. In sostanza in un periodo di forte volatilità che espone a rischio di crollo dei prezzi obbligazionari (come si sta verificando da un mese a questa parte). Con le polizze rivalutabili si blindano gli investimenti (salvo ovviamente il “rischio controparte” e un eventuale cambio di regole attuato magari di fronte a un default Paese). I ritorni attuali sono in media tra il 1,5% e 3% lordo e generalmente prevedono la restituzione a scadenza di un capitale almeno pari a quello versato inizialmente, al contrario del prodotto Unit Linked come già evidenziato. Anche per le polizze di questo tipo (rivalutabili) un’attenzione particolare va posta ai caricamenti sui premi e alle penali di uscita, se presenti. Per quanto riguarda gli aspetti previdenziali, la pensione complementare sul fondo (che parrebbe Telemaco) potrebbe essere integrata fino al raggiungimento dell’importo massimo deducibile di contributi annui (dal 2007 pari a 5.164, 75€). Dato il profilo medio potrebbe essere utilizzata una linea bilanciata. Potrebbe valere la pena anche di considerare di iscrivere anche la moglie al fondo pensione. Essendo a carico fiscalmente anche il contributo versato per la signora potrebbe essere comunque dedotto. E potrebbe avere un senso, soprattutto per la possibilità di incassare una rendita vitalizia: le donne sono più longeve.


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