Italia: costi dei fondi ancora tra i più alti del mondo

04/04/2022

Italia: costi dei fondi ancora tra i più alti del mondo

Il 30 marzo 2022 è uscito il nuovo report di Morningstar sui costi dei fondi comuni e l’Italia anche quest’anno si posiziona tra gli ultimi posti insieme a Taiwan. Il Global Investor Experience Study di Morningstar (leader nella ricerca indipendente) è un report annuale che confronta i costi ricorrenti che un investitore in fondi deve sostenere in Italia con quelli degli investitori di altri 26 Paesi.

Che impatto ha questa ricerca sugli investitori?

Forse la domanda dovrebbe essere “quale impatto potrebbe avere” in quanto ad oggi solo un investitore molto evoluto può trarre vantaggio da questa ricerca. La sua comprensione presuppone infatti una conoscenza approfondita della struttura dei fondi comuni attivi e della loro parte commissionale.

In questo articolo spiegheremo in modo chiaro e semplice le evidenze di questa ricerca per permettere ai risparmiatori e investitori italiani di effettuare scelte di investimento più consapevoli senza aver particolari conoscenze pregresse.

Cos’è un fondo comune attivo

Un fondo comune attivo è un prodotto di risparmio gestito nel quale affluiscono i risparmi di tanti investitori che vengono poi gestiti da un team che assume le scelte di investimento. I fondi comuni attivi sono tra i “prodotti finanziaripiù venduti in Italia, chiunque abbia investito dei risparmi tramite il canale bancario tradizionale ha comprato un prodotto di risparmio gestito.

Invece che investire direttamente in titoli singoli come le azioni, le obbligazioni (risparmio amministrato), l’investitore investe in un fondo la cui gestione dovrebbe portargli un rendimento superiore a quello che avrebbe investendo direttamente in un determinato mercato (extra performance).

Secondo i dati Istat-Banca d’Italia, fondi comuni e riserve assicurative ammontavano complessivamente nel 2021 a 1.930 miliardi di euro.

Perché è importante parlare di costi dei fondi comuni

Purtroppo quanto scritto sopra è vero più nella teoria che nella pratica. I costi abbattono i rendimenti e rendono difficile per i gestori andare a generare quell'extra performance che dovrebbe garantire un fondo comune attivo.

Più alto è il costo per il risparmiatore, minore è il rendimento che avrà in futuro (o addirittura negativo). I costi sono certi ma i rendimenti no. Nessuno può prevedere come si muoveranno i mercati in futuro, è fondamentale quindi optare per soluzioni di investimento che contengono al massimo questa variabile. Oltre l’80% dei fondi comuni attivi non batte il proprio benchmark nel medio e lungo periodo proprio a causa dell’alto impatto di costi e commissioni (SPIVA Morningstar).

I prodotti più rischiosi (fondi azionari) hanno inoltre costi più elevati rispetto a prodotti meno rischiosi (fondi obbligazionari).

Chi incassa questi costi?

A differenza di quanto si possa pensare, la maggior parte di questo costo interno ai fondi comuni attivi non remunera coloro che hanno creato il prodotto (o gli esperti che gestiscono i capitali comprando e vendendo strumenti ogni giorno) ma la rete commerciale e i consulenti che sono preposti alla vendita di quel prodotto. Questi ultimi non hanno nessuna voce nella gestione ma vendono il “prodotto” raccogliendo i capitali degli investitori che si affidano alla consulenza bancaria tradizionale.

Due terzi delle commissioni di gestione remunerano chi colloca il prodotto e non chi l’ha creato o lo gestisce.

Clicca qui per il video guida completo sui costi dei fondi comuni attivi.


Perché l’Italia si trova tra gli ultimi posti

Il nostro paese, insieme a Taiwan, ha costi e commissioni tra i più elevati del mondo in quanto il nostro mercato della consulenza finanziaria si basa prettamente sulla vendita di prodotti. Intuiamo facilmente che se azzerassimo i 2/3 della commissione di gestione che remunerano la rete di vendita (banche e consulenti abilitati all’offerta fuori sede collegati), gli investitori otterrebbero rendimenti semplicemente più alti. Questo costo non si può purtroppo eliminare, a differenza invece delle commissioni di ingresso (una tantum) che invece sono applicate a discrezione di banche e consulenti.

Nei paesi con un punteggio più elevato (Australia, Olanda e Stati Uniti), il mercato della consulenza finanziaria non è basato sulla vendita e i costi dei prodotti sono di molto inferiori. In questi paesi è maggiormente diffusa la consulenza finanziaria indipendente.

Nella tabella qui sotto i fondi comuni attivi azionari italiani costano in media l’1.58% in più di quelli olandesi, è una differenza enorme che impatta negativamente sui risparmiatori. Citando il report “gli investitori italiani sono lasciati agli agenti di vendita, è raro che paghino per la consulenza direttamente in quanto questa è finanziata tramite costi e commissioni”.

Cos’è la consulenza finanziaria indipendente

La consulenza finanziaria indipendente è una consulenza priva di conflitti di interesse in quanto non vi è vendita da parte del consulente al cliente. Il consulente finanziario indipendente è pagato direttamente dal cliente a parcella (fee-only) per il consiglio, non a commissioni su ciò che vende. Non essendo legato a nessuna banca o rete, questo professionista seleziona i migliori strumenti:

  • trattando tutti i costi possibili che si applicano ai prodotti di risparmio gestito (come le commissioni di entrata nei fondi comuni attivi)
  • individuando quelli più efficienti (come gli ETF che per loro natura non remunerano la rete commerciale o il consulente che li propone - video ETF).

La consulenza finanziaria indipendente è stata ufficialmente istituzionalizzata in Italia a dicembre 2018, con la partenza dell’Albo OCF che ora racchiude all’interno anche i consulenti finanziari indipendenti (ridenominati "autonomi" da normativa).

In pochi anni si è superata quota 500 realtà indipendenti in tutt’Italia e il numero continua a crescere sempre più ogni mese. Con la maggior diffusione della consulenza finanziaria indipendente anche il mercato italiano si avvicinerà a standard più elevati, pari a quelli dei paesi finanziariamente più evoluti che in passato hanno già percorso la stessa strada.

Scopri di più su chi è il consulente finanziario indipendente cliccando qui.

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